La Nuova Sardegna

Alghero

Primarie, Lotti bacchetta Bruno

di Gian Mario Sias
Primarie, Lotti bacchetta Bruno

La scelta di astenersi di sindaco, consiglieri e assessori Dem non è piaciuta ai vertici nazionali del Pd

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ALGHERO. «Allora Mario, perché mi hai fregato così?». Mario Bruno non fa neanche in tempo a girarsi per capire chi gli stia rivolgendo quella domanda, anche se a dire il vero il termine utilizzato è ben più colorito ed esplicito, che Luca Lotti gli appoggia una mano tra le spalle e il collo e lo affianca. Il ministro dello Sport ha appena finito di benedire l’iniziativa di Coldiretti a sostegno del pecorino romano prodotto in Sardegna e di raccontare ai giornalisti di quanto sia importante per l’isola il passaggio della carovana rosa. Poi si gira intorno, riallinea gli uomini del suo staff e accelera il passo verso il sindaco, che lo aveva accolto allo stand di “Il Giro d’Italia solidale del pecorino romano” allestito in largo San Francesco, e lo accompagna verso la banchina Millelire. Quel gesto quasi paterno, da politico navigato, ha poco a che fare con i suoi 35 anni ancora da compiere, ma è così plateale che sembra un invito ad ascoltare quella paternale. Il tema, ovviamente, è la clamorosa presa di posizione di Mario Bruno e dei suoi alla vigilia delle primarie del Pd della scorsa settimana. Sindaco, assessori e consiglieri di area democratica ma di fatto fuori dal partito da tre anni - da quando si sono candidati e hanno sfidato la segreteria cittadina - venerdì scorso avevano diffuso un documento con cui annunciavano la scelta di non andare a votare per il segretario nazionale e regionale in aperta critica con un partito che, dopo averli fatti fuori, si era dimenticato della città e del territorio. Lotti, ergo il segretario ed ex premier Matteo Renzi, di cui il ministro dello Sport è uno dei più fidati e fedeli consiglieri, non ha gradito. Il Giro d’Italia partito da Alghero è stata l’occasione buona per tirargli le orecchie in pubblico, lungo le poche centinaia di metri che vanno da Lo Quarter, dove i due attaccano bottone, a Porta Terra, dove si lasciano al termine di un colloquio fitto e lungo quanto via Simon. «Perché hai invitato la gente a non votare alle primarie?», chiede Lotti. Con loro c’è Gavino Manca, referente sardo del ministro e dei “renziani della prima ora”. In piazza Pino Piras, i due rinfrescano la memoria al sindaco. «Qui abbiamo chiuso la tua campagna elettorale», puntualizza il consigliere regionale. «Noi c’eravamo e ci siamo sempre», sottolinea il ministro. «Sì, ma noi da allora siamo fuori dal partito», ribatte Mario Bruno. Non si smonta facilmente e ribatte colpo su colpo. «Io non ho detto di non andare a votare, ho detto che io non ci sarei andato», è la sua versione. «Perché prendersela col governo nazionale, dire che non ha fatto nulla?», incalza Lotti. «Mai detto, ho parlato della Regione – precisa Bruno – e solo rispetto a sanità e aeroporto». Sui trasporti aerei, sostiene Lotti, «mi pare che con Delrio abbiamo fatto più di qualcosa». Bruno annuisce, ma non arretra. «Voi mi dovete aiutare», chiede al ministro. «La situazione la risolviamo – assicura Lotti – ma tu devi fare la tua parte». Il ministro da una pacca al sindaco e accelera. Fine della discussione, la ramanzina termina così. Ma il confronto tra Bruno e Pd è appena iniziato.

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