Strascico, divieti, delfini: la piccola pesca soffre
di Gianni Olandi
La denuncia di Giovanni Delrio, portavoce del consorzio Banchina Millelire Convocata un’assemblea del comparto alla quale sono state invitate le istituzioni
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ALGHERO. La marineria algherese, quella della piccola pesca, sta vivendo momenti di tensione a causa di una serie di situazioni che stanno mettendo in crisi in settore che coinvolge una settantina di imbarcazioni, quelle aderenti al consorzio Banchina Millelire. Il momento piuttosto difficile per i pescatori catalani, dal maltempo ai fermi biologici e alle restrizioni, come nel caso del riccio di mare, i quali lamentano che da tempo alcune unità da pesca praticano la pesca a strascico anche a quote di profondità vietate dalla legge. Sostengono che perfino in fondali da 20 e 30 metri si pratica quel tipo di pesca che notoriamente produce un pesante impoverimento della popolazione ittica a cominciare dal novellame che viene letteralmente rastrellato sui bassi fondali e nelle praterie di posidonia. Danni consistenti quindi anche in prospettiva. «Abbiamo a disposizione poche giornate di lavoro – afferma il rappresentante della Banchina Millelire Giovanni Delrio – e stiamo vivendo difficoltà quotidiane che stanno allontanando i giovani da questa professione».
Delrio cita la questione dello strascico ma anche i vistosi danni che producono i delfini alle reti da posta riducendo in modo vistoso la produttività delle piccole imprese da pesca.
«Abbiamo deciso di indire un’assemblea generale della categoria – afferma il pescatore – e chiederemo ai riferimenti istituzionali di parteciparvi. Abbiamo bisogno di risposte e di assicurazioni anche per quanto riguarda i controlli delle attività in mare e quindi sul futuro della nostra attività lavorativa, anche per le nostre famiglie. Abbiamo forte la sensazione di essere abbandonati, di avere sempre di più doveri e disposizioni da osservare, e sempre meno diritti perfino per salvaguardare il nostro lavoro». Delrio cita a questo proposito anche la disparità e contraddizione delle normative di pesca in corso: per fare un esempio in Sardegna la pesca dell'aragosta è chiusa per fermo biologico ma è aperta nei compartimenti marittimi del resto d’Italia. «Ci troviamo nella condizione assurda di dare lavoro, e consumi, ad altri contesti territoriali dove garantiamo economia e occupazione». Non è un caso che dalla Sicilia arrivino aragoste che vanno sul mercato, nonostante la bassa stagione, a 80 euro al chilo mentre da queste parti la pesca si conclude il 30 agosto con una proroga di 15 giorni che arriva a metà settembre, giusto per lo smaltimento del prodotto nelle vasche. «Noi togliamo il nostro prodotto di eccellenza quale è appunto l’aragosta dei mari della Sardegna – aggiunge Delrio – quando la domanda che giunge dal mercato turistico è ancora forte».
Delrio cita la questione dello strascico ma anche i vistosi danni che producono i delfini alle reti da posta riducendo in modo vistoso la produttività delle piccole imprese da pesca.
«Abbiamo deciso di indire un’assemblea generale della categoria – afferma il pescatore – e chiederemo ai riferimenti istituzionali di parteciparvi. Abbiamo bisogno di risposte e di assicurazioni anche per quanto riguarda i controlli delle attività in mare e quindi sul futuro della nostra attività lavorativa, anche per le nostre famiglie. Abbiamo forte la sensazione di essere abbandonati, di avere sempre di più doveri e disposizioni da osservare, e sempre meno diritti perfino per salvaguardare il nostro lavoro». Delrio cita a questo proposito anche la disparità e contraddizione delle normative di pesca in corso: per fare un esempio in Sardegna la pesca dell'aragosta è chiusa per fermo biologico ma è aperta nei compartimenti marittimi del resto d’Italia. «Ci troviamo nella condizione assurda di dare lavoro, e consumi, ad altri contesti territoriali dove garantiamo economia e occupazione». Non è un caso che dalla Sicilia arrivino aragoste che vanno sul mercato, nonostante la bassa stagione, a 80 euro al chilo mentre da queste parti la pesca si conclude il 30 agosto con una proroga di 15 giorni che arriva a metà settembre, giusto per lo smaltimento del prodotto nelle vasche. «Noi togliamo il nostro prodotto di eccellenza quale è appunto l’aragosta dei mari della Sardegna – aggiunge Delrio – quando la domanda che giunge dal mercato turistico è ancora forte».
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