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Sanità, centro trasfusionale al collasso

Sanità, centro trasfusionale al collasso

L’utenza è fra le più numerose del nord Sardegna ma i medici in servizio sono tre

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ALGHERO. Al Centro trasfusionale di Alghero aleggia un vistoso malumore. Stanchi di denunciare il perdurare di una situazione quasi al limite, medici, tecnici e altri operatori vanno avanti quasi per inerzia. Ma l’operatività di quella che era e resta una eccellenza della sanità cittadina e del territorio è sottoposta davvero a un fortissimo stress. Nessuno dice niente, nessuno vuole lamentarsi pubblicamente. Ma i numeri parlano. Nel centro trasfusionale di Alghero, che gestisce volumi e un’utenza di gran lunga superiore a qualsiasi altro in tutto il Nord Sardegna, al momento operano solo tre medici. Tanto per avere un termine di paragone, a Olbia i medici sono otto, a Nuoro sette e a Ozieri cinque, ma in nessuno dei tre casi il volume dell’attività è paragonabile a quello della struttura algherese. Secondo quanto è emerso nei giorni scorsi, l’allarme sollevato in primavera da chi prevedeva che il Centro trasfusionale potrebbe chiudere in autunno rischia di rivelarsi fondato. Sebbene si tratti di una struttura che funziona benissimo, è essenziale per l’intero sistema regionale e incontra l’apprezzamento degli utenti, attualmente il Centro registra il pericolo che a causa della carenza di personale saltino i Lea, i Livelli essenziali di assistenza, e l’attività di prenotazione, che la legge vieta di sospendere. L’unica speranza è che i tre dirigenti medici specialisti in medicina tasfusionale assunti dall’Ats vengano destinati ad Alghero. Sarebbero così accolte le istanze e gli appelli degli operatori e degli utenti. Il vicecapogruppo di Forza Italia in consiglio regionale, Marco Tedde, che nei giorni scorsi ha presentato un’interrogazione con cui si rivolge al presidente della Regione, Francesco Pigliaru, e all’assessore regionale della Sanità, Luigi Arru. «Sono mesi che chiediamo la reintegrazione del personale medico e infermieristico del centro trasfusionale di Alghero, che oggi è ridotto ai minimi termini», spiega Tedde. (g.m.s.)

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