Finalmente Sant’Efisio, la festa di tutta la città

Diciotto traccas, settantadue gruppi folk, trecento cavalieri in processione Previsto l’arrivo di migliaia di turisti, molti anche da oltre confine

CAGLIARI. Nessuna invasione della città è più attesa di quella del 1° maggio. Rende felici amministratori comunali, commercianti, turisti, e conferma la tradizione religiosa conservata, in un mix di fede e religiosità popolare dai confratelli dell'arciconfraternita del Gonfalone. Sant'Efisio non perde un colpo da 357 edizioni e, nel corso della storia, neppure guerre, fame e pestilenze sono riuscite a fermare i fedeli. Anche quest'anno migliaia di persone si metteranno in cammino per un pellegrinaggio di sessanta chilometri da Cagliari a Nora e ritorno. Devono sciogliere un voto al santo, come fa la città dal 1656. Una devozione che contagia e abbatte il muro tra religione e folclore e trasforma gli oltre 3000 figuranti in costume provenienti da 88 comuni dell'isola in perfetti fedeli che sgranano rosario e recitano in coro a voce alta "Mamma de Deus, pregai po nosus peccadores".

La festa sarà aperta, alle 9,30, dalla sfilata di 18 "traccas", seguite dall'interminabile processione di 72 gruppi folk e 300 cavalieri campidanesi e miliziani. Nella chiesetta del santo, nel cuore di Stampace, la “messa dell'Alternos” alle undici scandisce gli ultimi attesi minuti prima dell'uscita del dorato cocchio, trainato da un giogo di buoi, dalla piazzetta che conserva i segni più genuini della fede dei cagliaritani, stampacini in particolare. L'edizione di quest'anno è affidata a tre esordienti. Il terzo guardiano, Riccardo Rocca, è al primo incarico di "comandante" responsabile della processione religiosa. Alcuni anni fa è stato solamente il portabandiera dell'arciconfraternita. Alla prima partecipazione anche Filippo Petrucci, designato dal sindaco a rappresentare la municipalità.

Di prima nomina Mario Maffa, presidente della “Gonfalone” dal 15 gennaio scorso, ma confratello di lungo corso. «Ho professato quarant'anni fa, terzo guardiano nel 1988 e nel 2001, siciliano di nascita, ma - dice - stampacino d'adozione, di matrimonio e di fede , quindi devoto a Sant'Efisio». Da quattro anni Maffa ha rinunciato a indossare il frac de "is dottoris" della guardiania. Ma terrà la regia della manifestazione indossando l'abito confraternale e sfilando a pochi metri dal cocchio dorato. «L'onore di montare a cavallo – dice il presidente – va ai giovani che ogni anno, dopo l'opportuno noviziato, professano ed entrano a far parte dell'arciconfraternita. E' il segno della continuità della devozione e del legame che unisce Cagliari al suo protettori poderosu». Un segno che non ha mai fine.

Mario Girau

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