Ricerche di idrocarburi in mare, la Regione deve ancora esprimersi

A lanciare l’allarme sul grave impatto ambientale dell’attività richiesta era stato ieri il deputato di Unidos Mauro Pili

CAGLIARI. La Regione Sardegna non si è ancora espressa sul progetto della società Schlumbergher italiana spa, interessata ad attività di esplorazione petrolifera davanti alle coste sarde su un’area marina vasta quasi 21mila km quadrati. «Il progetto è allo studio dei tecnici competenti», fa sapere l’assessorato all’Ambiente, spiegando che l’istanza della società specializzata in ricerche petrolifere è soggetta a una valutazione d’impatto ambientale nazionale (Via) di competenza del ministero dell’Ambiente. La Regione è chiamata a esprimere il parere di competenza. Osservazioni al ministero possono essere inviate entro 60 giorni dalla data di presentazione dell’istanza (il 7 maggio scorso), cioè entro il 6 luglio prossimo.

A lanciare l’allarme sul grave impatto ambientale dell’attività richiesta era stato ieri il deputato di Unidos Mauro Pili. Oggi gli ecologisti del Gruppo d’intervento giuridico (Grig) hanno presentato un atto d’intervento nel procedimento di Via, facendo presente che l’area interessata dal progetto riguarda il Santuario Pelagos per i mammiferi marini. Secondo quanto denunciato dal parlamentare sardo, la società intende esplorare l’area marina con cannoni ad aria compressa, i cosiddetti Air-Gun, che avrebbero una sorta di «effetto dinamite» per i 73 giorni previsti dall’attività.

«Sono vere e proprie bombe d’aria compressa così devastanti che colpiscono mortalmente la vita marina, danneggiando pesca commerciale e le economie costiere», ha denunciato l’ex presidente della Regione. I danni per cetacei e tartarughe marine sono considerati «devastanti» anche dal Grig, che parla di spari di aria compressa per oltre 7.300 km di tracciato complessivo per un periodo di 10 settimane. «Questi spari», osserva il portavoce Stefano Deliperi, «avrebbero una cadenza di uno ogni 5-15 secondi, con intensità sonora variabile fra 240 e 260 decibel, intensità superata natura solo da terremoti ed esplosioni di vulcani sottomarini».

L’associazione ambientalista ha chiesto una pronuncia di incompatibilità ambientale al ministero dell’Ambiente e inviato il proprio atto d’intervento anche al Savi della Regione, all’Ente parco nazionale dell’Asinara, al Parco naturale regionale di Porto Conto, all’area marina protetta del Sinis-Mal di Ventre e ai comuni interessati: Alghero, Bosa, Cuglieri, Magomadas, Narbolia, Porto Torres, San Vero Milis, Sassari, Stintino, Tresnuraghes e Villanova Monteleone. Intanto, l’assessorato regionale, attraverso il servizio Savi, fa sapere di avere «ben presenti le potenziali criticità connesse alla realizzazione del progetto» e ha pubblicato anche sul sito della Regione la comunicazione riguardante la procedura in corso. Nell’istruttoria tecnica che precederà il parere di competenza, la Regione - assicura l’assessorato - «si avvarrà di tutte le capacità delle strutture e degli enti regionali di interesse per il progetto specifico, tenendo in debito conto quanto verrà espresso dalle amministrazioni locali coinvolte, dai singoli cittadini o gruppi portatori d’interesse».

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