Carloforte, ricorso al Tar per l'asfalto in località Sabino

Contenzioso tra l'azienda che eseguì i lavori e il Comune

CARLOFORTE. Finisce in tribunale l'intricata vicenda dell'asfalto al Sabino. La Professionisti del Paesaggio, impresa romana che un anno fa aveva sistemato circa 2 mila metri quadri di asfalto su una strada comunale costruita in calcestruzzo e dissestata in località Sabino, ha presentato ricorso al Tar Sardegna contro l'ordinanza comunale del 14 dicembre scorso, quando il responsabile dell'area tecnica imponeva all'impresa la rimozione dello strato bituminoso ed il ripristino dello stato dei luoghi a sue spese. Motivo: aver eseguito lavori nei fatti abusivi, ovvero senza autorizzazioni, progettazione e direzione tecnica. L'allora responsabile dell'area tecnica Domenico Canu, nell'ordinanza mise in evidenza come la Soprintendenza competente, in risposta ad un quesito comunale, avesse bocciato l'uso di asfalto per tappare le buche stradali, dovendo invece usare calcestruzzo. Subito dopo la colata di bitume, i carabinieri avviarono un'inchiesta e, successivamente, il servizio regionale tutela paesaggistica diffidò il comune ad eseguire l'ordinanza, trovandosi altrimenti costretto ad avviare le "procedure sostitutive" previste dalla normativa. Ovvero esecuzione forzata del ripristino a spese di chi avrebbe dovuto farlo. Per il Comune la Professionisti del Paesaggio, ma non per l'impresa, rivoltasi perciò al Tar.

Tra le varie contraddizioni di questa vicenda, come ha fatto notare il Gruppo di Intervento Giuridico che l'ha denunciata, c'è il comportamento dello stesso ente comunale che, dopo l'esecuzione dei lavori (privi di un incarico formale), a luglio assegnò una perizia tecnica per riconoscerne la necessità (all'ingegner Antonio Tiragallo, in seguito divenuto responsabile dell'area tecnica al posto di Canu), poi emise l'ordinanza di ripristino a carico dell'impresa (considerando nei fatti quei lavori illegittimi) e, nel febbraio scorso, ritenne di dover liquidare l'impresa (per il evitare "l'indebito arricchimento dell'ente", ovvero opera realizzata e non pagata) per circa 35 mila euro.

L'ultimo atto un mese fa, quando la giunta del sindaco Marco Simeone ha deciso di opporsi al ricorso presentato dall'impresa al Tar, ritenendo "necessario ed opportuno" farlo. Forse a fine mese, si conoscerà la prima sentenza del giudice su un caso amministrativo che promette risvolti anche in sede penale. E non è l'unico, in quanto sempre il servizio regionale di tutela paesaggistica, aveva contestato al comune l'abbattimento di parte del muro perimetrale del vecchio campo sportivo "Pino Solitario", poiché avvenuto senza autorizzazione e rispetto della normativa vigente, intimando all'ente ricostruzione e ripristino o, in alternativa, l'accertamento di compatibilità paesaggistica. (simone repetto)

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