La Nuova Sardegna

Cagliari

Confesercenti, in Sardegna chiudono due negozi al giorno

Confesercenti, in Sardegna chiudono due negozi al giorno

Il bilancio dell'associazione sul commercio al dettaglio. Situazione drammatica a Sassari e a Cagliari, sotto accusa l'abusivismo e le tasse

10 ottobre 2016
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CAGLIARI. Il commercio al dettaglio? In Sardegna muoiono due attività al giorno. Sono gli ultimi dati di Confesercenti. L'isola in generale perde in un bimestre lo 0,4% delle imprese iscritte. Più precisamente il saldo negativo è di 81 unità, frutto di 131 cessazioni e 50 iscrizioni.

La situazione più drammatica si registra a Cagliari e Sassari con una percentuale superiore alla media regionale, rispettivamente 0,62% e 0,48%. Perdono qualcosa anche i bar e i ristoranti che, nella situazione di crisi generale, riescono comunque a rimanere a galla. Per quanto riguarda i ristoranti Confesercenti segnala i casi delle province di Cagliari (-0,35%), Ogliastra (-0,55%) e Medio Campidano (-0,49%). Anche i bar perdono, su base regionale, lo 0,19% con punte dello 0,79% nella provincia di Carbonia-iglesias e lo 0,58% in provincia di Cagliari.

Unico dato positivo quello relativo agli ambulanti: in Sardegna si registra un saldo positivo di 17 unità (67 iscrizioni e 50 cancellazioni). Solo la provincia di Sassari registra un saldo negativo -0,39% (meno sei unità). «Leggendo attentamente i dati vediamo che siamo ben oltre qualsiasi possibilità di ripresa economica per le piccole imprese dell'isola - spiega Gian Battista Piana, direttore regionale Confesercenti - soprattutto se si considera l'assenza ai vari livelli di qualsiasi tentativo di contrasto al proliferare dell'abusivismo, che come ben sappiamo, assume in Sardegna dimensioni inaccettabili sfuggendo ai più elementari controlli previsti per l'esercizio delle attività economiche».

Nel mirino abusivismo e tasse. «Ultimamente i Comuni - attacca Roberto Bolognese, vice presidente vicario Confesercenti Sardegna - stanno applicando varie tasse, in primo luogo la Tari - provocando la mortalità del commercio al dettaglio. È come spremere un limone già spremuto, e le imprese non ce la fanno più».

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