Droga nel carcere di Uta: ci arriva dentro sacchetti lanciati dall'esterno

Lo hanno scoperto gli agenti della polizia penitenziaria. Appello della Uil per l'emergenza Covid

UTA. Il lancio dall'esterno è il nuovo stratagemma per far entrare nel carcere di Uta gli stupefacenti. Basta mettere dentro l’involucro accuratamente sigillato un peso qualunque (preferibilmente una biglia d’acciaio o qualcosa di simile) e lanciarlo negli spazi all’aperto dell’istituto penitenziario che poi qualcuno provvederà a recuperarlo e farlo arrivare al destinatario dentro il carcere. E’ questa la scoperta che hanno fatto gli agenti di polizia penitenziaria della casa di reclusione, più precisamente nell’occasione quelli del servizio di sorveglianza perimetrale, che hanno anche recuperato lo stupefacente appena lanciato dall’esterno: 140 grammi di hascisc, avvolti in una confezione unica adeguatamente appesantita con un pezzo metallico per fargli percorrere in volo un tragitto di un centinaio di metri.

E’ accaduto mercoledì 29 aprile quando il servizio di vigilanza perimetrale esterna ha notato alcune persone in lontananza – due o tre – che si dileguavano velocemente. Gli agenti hanno intuito che poteva essere stato lanciato dall’esterno qualche oggetto non consentito e hanno così dato l’allarme, facendo scattare i controlli nelle aree interne all’aperto dell’istituto. Ed è così che è stato ritrovato l’involucro risultato poi contenere i 140 grammi di hascisc.

Grande soddisfazione per l’operato delle guardie carcerarie è stata espressa dal segretario generale regionale della Uil Pa Polizia Penitenziaria della Sardegna, Michele Cireddu: «Si tratta dell’ennesimo risultato positivo della polizia penitenziaria in servizio a Uta – ha commento il sindacalista -, la soglia di attenzione per contrastare i tentativi di introduzione all’interno dell’istituto di sostanze stupefacenti e di altri oggetti non consentiti, è sempre altissima. Purtroppo dobbiamo però prendere atto che l’efficienza del nostro Corpo risulta essere inversamente proporzionale all’attenzione che le istituzioni e la politica, in maniera bipartisan, stanno dimostrando nei confronti del personale carcerario». E poi ancora: «Da mesi stiamo reclamando – prosegue Cireddu – la consegna dei repartini detentivi ospedalieri nelle città in cui si trovano territorialmente gli istituti penitenziari, che tra l’altro sono previsti per legge. Se gli assessori regionali alla Sanità che si sono succediti nel tempo avessero dato esito positivo alle nostre richieste, probabilmente le scarcerazioni di detenuti dall’elevato tasso criminale che in questo periodo hanno destato grande clamore mediatico, non ci sarebbero state. Se le condizioni di detenuti con il 41bis sono risultate incompatibili con il carcere vista l’emergenza sanitaria, sarebbero potuti essere curati nei repartini ospedalieri protetti».

Non poteva mancare, nella protesta della Uil Polizia Penitenziaria Sardegna un riferimento all’emergenza Covid-19. «Nonostante arrivino notizie dalla penisola del triplicarsi di casi di positività tra gli agenti, il nostro personale non è stato sottoposto ai controlli auspicati. Riteniamo questo semplicemente vergognoso».

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