Droga spacciata nelle zone della movida di Cagliari: due arresti

L'operazione "Marina Express" della polizia si è conclusa dopo alcuni anni di lavoro

CAGLIARI. Chiuso il cerchio nell’operazione “Marina Express”, avviata a fine 2016 e conclusa ieri con l’arresto, su ordine di carcerazione della Procura, dei due boss di altrettante organizzazioni che avevano lottizzato lo spaccio nel quartiere di San Michele per estenderlo poi fino alla Marina. Nel carcere di Uta sono finiti adesso Andrea Murru, di 36anni, e Jonathan Pirina, di 29, entrambi cagliaritani con diversi precedenti giudiziari. Nel corso delle indagini condotte dalla squadra mobile della questura di Cagliari fra il 2016 e inizi 2018, erano già stati eseguiti 15 arresti in flagranza del reato di detenzione e spaccio, sequestrato quasi 5 chili di droga tra cocaina, hascisc e marijuana, denaro per circa 20mila euro.

La seconda sezione della squadra mobile ha accertato nelle indagini, effettuate con il supporto di attività tecniche come intercettazioni e immagini video, l’esistenza di una vera e propria organizzazione messa in atto da Andrea Murru, vecchia conoscenza delle forze di polizia che era riuscito a conquistare il totale controllo della piazza di spaccio di via Tevere 20, nel quartiere di San Michele, gestendo e affidando la vendita della droga a fedeli spacciatori, alcuni dei quali dotati di borsello a tracolla con le dosi già pronte che venivano consegnate anche a domicilio sulla falsariga dei porta pizze.

Questi pusher express venivano protetti da vedette posizionate in punti strategici e approvvigionati da altri fornitori che custodivano il grosso dello stupefacente che veniva man mano suddiviso in dosi. Il campo d’azione si era allargato fino alla Marina per coprire la piazza della movida. Nel corso delle indagini, gli investigatori della Mobile hanno accertato che un esponente del sodalizio messo su da Andrea Murru intratteneva rapporti commerciali con un noto trafficante cagliaritano, appunto Jonathan Pirina, per occasionali rifornimenti di stupefacenti.

L’emergere della figura di Pirina, coadiuvato in tutto e per tutto dalla compagna, aveva aperto un altro fronte di spaccio del tutto autonomo e slegato dal gruppo di via Tevere capeggiato da Andrea Murru. Pirina, oltre a fungere da grossista per il rifornimento di droga, gestiva piramidalmente una sua banda fatta di validi collaboratori che provvedevano a rifornire la piazza di spaccio della Marina. Lo spaccio, prevalentemente di cocaina, avveniva nei piccoli vicoli del quartiere fronte porto (ma non solo), utilizzando pusher che si muovevano a bordo di motocicli e auto, seguendo appunto il modello dei pony express porta pizze. Gli utilizzatori di questo sistema erano i clienti fidelizzati che contattavano lo spacciatore attraverso numeri telefonici intestati a personaggi fittizi.(luciano onnis)

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