È morto il più grande produttore di agrumi del Sarrabus: ecco chi era
Nato nel Congo Belga, si era trasferito nell’isola negli anni ‘60
San Priamo Si è spento nella notte tra domenica 30 agosto e lunedì primo settembre nel reparto di medicina dell’ospedale San Marcellino di Muravera, il novantunenne, Jacques Jean Piedboef, uno dei più grossi produttori di agrumi del Sarrabus che è riuscito a rendere rigogliosi i terreni incolti e degradati tra Piddia e Monte Acuto ubicati nella vallata alluvionale del rio Picocca.
L’agrumicoltore secondogenito dei tre figli di Ines e Charles era nato il 1 febbraio 1934 nel Congo Belga, a Jadotville, l’attuale Likasi, una città della provincia dell’Haut Katanga, che si trova a una ventina di chilometri dalla miniera di Ahinkolobwe, dalla quale si estraeva rame e cobalto, dove il padre Charles ingegnere minerario lavorava. Ha frequentato la facoltà di scienze agrarie dell’università cattolica di Louvain, la più antica dei Paesi Bassi.
Dopo la laurea si è sposato con Marinou che lo reso padre di un unico figlio Jean Bernard prematuramente scomparso. Dopo le nozze sono ritornati nel Congo Belga. Ha lavorato come direttore in due piantagioni che producevano caffe e the. Dopo la proclamazione dell’indipendenza del Congo Belga avvenuta il 30 giugno 1960 il Paese divenne una vera e propria polveriera ed era in balia di bande armate che seminavano il terrore. Nel 1961 marito e moglie come quasi tutti gli altri connazionali furono costretti a lasciare il Paese africano e a ritornare in Belgio. Piedboeuf con altri profughi dell’ex Congo Belga decise di stabilirsi nel Sarrabus. Acquistarono dei terreni incolti che impiantarono ad agrumeto. Il primo fu impiantato da Robet Marchal nella zona prevalentemente paludosa di Mardexi.
Piedboef lascia in eredità una azienda che ha una estensione complessiva di 24 ettari impiantati a Clementina, Washington, Navelina,, Tarocco comune e Meli (tarocco tardivo), tutti di grande qualità. Piedboef ha seguito in prima persona sino a 2 anni fa l’azienda, sino a quando le forze glielo hanno consentito. «Quando non ci sarò più, diceva, saranno i miei quattro adorati nipoti: Antoine, Adrien, Gregoire e Lavinia a decidere che cosa farne. Ad essi ha lasciato in eredità anche la villa che ha costruito nella collina con vista mare di Torre Salinas, una delle due torri con la pianta quadrangolare edificata in Sardegna nella seconda metà del diciassettesimo secolo per avvistare le incursioni barbaresche. Ad essi ho lasciato in eredità anche il mio porta fortuna che ho trovato al mio arrivo per la prima volta nel porto di Cagliari , il ferro che ricopriva uno degli zoccoli degli asinelli che venivano utilizzati per trainare i carretti». Il funerale sarà celebrato domani giovedì nella chiesa di Sant’Andrea Apostolo nella frazione di San Priamo. Il rito funebre sarà celebrato dal parroco don Gianni Cuboni.
