Gas e fiamme in galleria, terrore alla Carbosulcis

L’emergenza è scattata giovedì sera: bloccato l’accesso all’area di estrazione. L’incidente provocato da un guasto alle linee di trasporto in superficie

NURAXI FIGUS. Tragedia evitata giovedì notte in Carbosulcis. E la colpa è delle difficoltà economiche che hanno reso difficile, se non impossibile garantire la regolare produzione mantenendo standard di efficienza e sicurezza ottimali. Il racconto di quelle ore è possibile solo attraverso le parziali, incomplete e reticenti ricostruzioni di chi era in sottosuolo o in superfice in quelle ore. Racconto che però non è certo un segreto: a Nuraxi Figus, tutti, letteralmente, sanno cosa succede sopra e sottoterra, ma per il vincolo, si direbbe di sangue, che tiene unito il personale, non c’è neppure bisogno della consegna del silenzio. Si tace e basta.

Le fiamme. L’emergenza è stata dichiarata giovedì sera, ma le avvisaglie che qualcosa non andava si sono avute nel pomeriggio. I lavoratori addetti al taglio nell’unica galleria da dove si estrae adesso il carbone hanno visto fumo, e piccole fiamme uscire dal minerale accumulato. Il fumo che hanno intravisto era la parte visibile dei gas che si formano dalla combustione del carbone: metano, anidride carbonica, monossido di carbonio e solfuri vari nocivi e mortali. Appena intraviste le fiammelle, l’evacuazione è stata immediata. Troppo alto il rischio di un incendio. Con l’interfono di emergenza è stata chiamata la sicurezza, è stata mobilitata la squadra di emergenza, seguendo la procedura prevista in questi casi: decine di addetti specializzati sono scesi in galleria, e hanno sigillato, tappandola, la galleria da dove è nata la combustione. Un lavoro di diverse ore, con pannelli di materiale ignifugo “saldati” con una resina speciale che ha creato letteralmente un tappo, spesso almeno mezzo metro, su un ingresso di almeno sei metri di diametro. Alla fine il “tappo” è stato creato, lasciando dentro l’armatura marciante, l’enorme macchinario che serve a “grattare” il carbone dalla roccia. A differenza dell’altro gravissimo episodio di dodici anni fa, si è deciso di non smontare il macchinario (operazione lunghissima e pericolosa), ma di tappare la galleria con tutto dentro. Tra alcune settimane le squadre specializzate effettueranno i primi rilievi per capire se ci sono ancora gas, e se c’è una combustione in atto, oppure se i parametri sono nella norma.

Le cause. E qui entriamo nel capitolo più delicato. Le fiamme, e cioè l’autocombustione, si sono sviluppate perchè il carbone estratto non è stato immediatamente portato in superficie attraverso il nastro trasportatore, lungo quasi tre chilometri, che dalla galleria arriva fuori. La frana del materiale ha superato l’armatura marciante e nei cumuli di carbone si sono formate delle sacche di aria, che favorite dalla pressione hanno costituito il luogo ideale per l’autocombustione. La ragione dei cumuli? Il nastro è rotto, o quantomeno non è funzionante in maniera ottimale. Ci sono i soldi per sostituirlo? Quanto costa l’intera operazione? Secondo l’azienda poche migliaia di euro. Una interpretazione ottimistica sia sul costo che sui tempi per la sua realizzazione.

Lo stop. Non a caso quindi la direzione aziendale aveva chiesto ai sindacati nei giorni scorsi, durante la quotidiana riunione pomeridiana sull’andamento dei lavori, di mettere in ferie forzate buona parte del personale impegnato nel sottosuolo. La paura che potesse innescarsi l’autocombustione era evidentemente ben presente nei vertici della società, alle prese con un contratto da rispettare, quello con Enel (presto sarà siglato il nuovo accordo), ma con i soldi giusto per pagare stipendi e garantire i servizi essenziali. Non certamente fondi per interventi straordinari. Carbosulcis da alcuni mesi a questa parte è una azienda di fatto ferma: produce pochissimo, ma costa tanto, causando, tensioni, scontri e adesso anche incidenti.

@GCentore

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