La Nuova Sardegna

Coronavirus, la Costa Smeralda deserta e tradita dai big del turismo

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PORTO CERVO. Una manciata di turisti passeggia nella via delle Chiacchiere muta. Tra boutique griffate sigillate e vetrine foderate di carta velina. Arriva nella piazzetta vuota, i grandi ombrelloni dei bar chiusi. Selfie con il porto vecchio orfano di maxi yacht. Istantanee della Costa Smeralda a giugno vestita di autunno. Ancora anestetizzata dall’emergenza Covid. Insegne di bar e ristoranti spente. L’hotel Cervo della catena Marriott sbarrato. I giganti dell’accoglienza e dello shopping smeraldo rinviano a luglio le riaperture. I piccoli alberghi hanno preso coraggio e hanno già riaperto. 17 in tutto a Porto Cervo. Mancano all’appello i big. Dai dati raccolti dall’ufficio turistico, su 130 strutture ricettive dell’intero territorio hanno risposto positivamente sette attività ad Arzachena centro, otto a Cannigione, dieci a Baja Sardinia, 17 a Porto Cervo. Nell’elenco non ci sono gli hotel simbolo della Costa Smeralda: il Cala di Volpe, il Cervo, il Pitrizza e il Romazzino. (a cura di Serena Lullia - foto Gavino Sanna)

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