«Il calcio è uno sport sano ma girano troppi soldi»

Giovanni Mele, da Bolotana ai campi della serie A con i grandi campioni: «Per noi italiani il pallone è una droga, resta comunque lo svago più decente»

Marcello Lippi lascia l’Italia e va ad allenare in Cina per 10 milioni l’anno...

«Dodici milioni e mezzo, per tutto lo staff... ».

Non è un po’ troppo?

«Decisamente. Il fatto è che in Italia si sta perdendo il senso del denaro. È una cifra spropositata, anche perché è gente che i soldi ce li ha già... ma d’altronde se glieli danno, fanno bene a prenderli. E comunque Lippi è una persona seria».

Adesso anche il calcio è nelle mani della mafia?

«Non ci sono riscontri. Anzi, credo proprio che mafia, ‘ndrangheta e camorra hanno altro a cui pensare. Se nell’ultima inchiesta sono spuntati anche gli zingari... beh, parliamo di delinquenza. Delinquenza, come in tutti i settori».

Eppure la maxi inchiesta sul calcio italiano non è poi una novità?

«Sì, è una questione di cicli. Forse ci siamo già dimenticati del caso cosiddetto “Totonero”, il primo scandalo calcio-scommesse del 1980, o di “Calciopoli” del 2006?».

Le squadre di serie A e B travolte dalla bufera giudiziaria tornano sempre in auge...

«La verità è che la Figc, Federazione italiana giuoco calcio, non fa mai abbastanza per stroncare il fenomeno».

Ma nel caso “Calciopoli” ci sono state delle condanne...

«E come mai allora è uscita fuori soltanto la Juventus, che ha le sue colpe ed è giusto che abbia pagato... Come mai chi indagava, indagava soltanto sulla Juventus? Perché hanno voluto colpire esclusivamente la Juventus?».

Ci sono troppi interessi?

«Troppi, troppi... ».

Quanti soldi circolano nel calcio italiano?

«Non saprei... sicuramente ne circolano troppi».

Eppure l’Italia è in piena crisi economica...

«Anche tutte le società sportive sono in rosso. Nel complesso, le squadre di serie A hanno debiti per 300miliardi. E non a caso ultimamente si comincia a pagare “di meno”, almeno qui da noi. In Inghilterra, invece, con l’avvento degli Emirati arabi, girano sempre più soldi, come in Spagna del resto, ma i buchi ci sono anche da quelle parti».

Gli italiani preferiscono morire di fame piuttosto che accusare l’intoccabile casta dei calciatori...

«È vero, purtroppo. Il calcio per noi italiani è una specie di droga, siamo drogati di calcio, che resta comunque lo svago più decente degli italiani».

Perché il pallone è così popolare?

«Il fatto è che i bambini italiani crescono a pane e calcio. Calcio e basta».

È uno sport o soltanto una delle tante facili industrie per fare soldi?

«Purtroppo è più un’industria che porta soldi, lo sport resta in secondo piano. Per i dirigenti è soltanto un’industria. Per fortuna ci sono i tifosi, la gente: ecco, per loro è ancora uno sport».

È davvero così facile truccare e comprare le partite?

«No, non lo è per niente».

Come mai?

«Per poter comprare una partita devono concorrere tanti fattori. E per fortuna sono poche le persone disposte a vendersi... ».

Dunque esiste ancora lo sport genuino, quello vero?

«Sì, certo. Lo sport in genere è pulito, lo credo ciecamente».

Nonostante tutti gli scandali in tutti gli sport? Le pasticche del ciclismo, tanto per fare un esempio?

«Le deviazioni ci sono dappertutto, in tutti i settori. Ma nel complesso lo sport è sano e pulito, il basket, la pallavolo, lo scherma... lo stesso calcio è ancora uno sport sano».

Sano e pulito il calcio?

«La delinquenza non è una cancrena, esiste nel calcio come esiste in tutti i campi della vita... ma non sarà mai paragonabile alla delinquenza diffusa in politica, per non parlare della speculazione edilizia!».

Chi vincerà il prossimo campionato del mondo?

«Beh... da qui ai mondiali del 2014 in Brasile possono cambiare ancora tante cose. Ne dico due, comunque: o l’Italia o l’Argentina. Potrei dire l’Uruguay... ma non lo dico per scaramanzia... ».

Perché?

«Perché già nel 1950, sempre in Brasile, l’Uruguay ci ha fregato il titolo, a noi italiani».

E il Brasile?

«Eh, eh! I brasiliani sono molto bravi, non c’è alcun dubbio, e non soltanto nel calcio. Ma da quella famosa finalissima del 1970, non mi sono più piaciuti. Città del Messico 1970, stadio Atzeca, Brasile-Italia: 4 a 1».

E perché i brasiliani non gli sono più piaciuti?

«Perché sono troppo forti, troppo bravi, hanno tantissimi giocatori fortissimi. E poi, da quando sono venuti a giocare in Europa, hanno imparato anche tatticamente... ».

Il prossimo scudetto italiano chi lo vincerà, dopo quest’ultimo della Juventus?

«Dico ancora la Juventus»

Perché?

«Per scaramanzia, ma anche perché sia il Milan sia l’Inter sono due squadre da ricostruire interamente».

Ma lei è tifoso della Juve?

«Sì sì, fin da quando avevo sette anni. Ne sono fiero».

E il Cagliari? Perché non tifa rossoblù?

«Allora il Cagliari giocava in serie C, era la stagione 1958-1959... Oggi comunque sono presidente del Cagliari club Gigi Riva di Bergamo».

E se gioca Cagliari-Juventus? Da che parte sta?

«Se i punti servono alla Juventus, tifo Juventus; se i punti servono al Cagliari, tifo Cagliari. Altrimenti vale sempre un gran bel pareggio».

Chi si aggiudicherà il prossimo Pallone d’oro?

«Cristiano Ronaldo, senza dubbio. Quest’anno ha fatto una cosa! Con il Real Madrid, nel campionato della Liga spagnola, ha fatto troppe cose... ».

Il calciatore simbolo di tutti i tempi?

«Ce ne sono tanti... l’argentino Alfredo Di Stefano, l’ho visto da bambino... e Ferenk Puskas del Real Madrid... ma anche Omar Sivori... tutti fuoriclasse... per non parlare di Platini, Maradona... e lasciamo fuori Del Piero e Rivera?».

E Gigi Riva?

«E certo, come si fa a non parlare di Gigi Riva. Per noi sardi è stato un emblema, per come si è comportato. Rifiutare di andare alla Juventus per restare al Cagliari e in Sardegna è una scelta coraggiosa. Beh, Gigi Riva non è soltanto un grande campione, è soprattutto un uomo eccezionale».

Introvabile tra i calciatori di oggi?

«Con i valori di Gigi Riva? Che rifiuta i soldi? Che in Sardegna ha trovato il suo mondo? Sì, introvabile».

Chi è, invece, l’arbitro simbolo di tutti i tempi?

«Luigi Agnolin».

Perché Agnolin?

«Perché è sempre stato al di sopra di tutte le parti, è sempre rimasto distante da tutte le società sportive. Ho avuto la fortuna di fargli da segnalinee».

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