«Il web non deve tradire le aspettative dei turisti»

Delia Cualbu, dalla tradizione di famiglia a Fonni all’alta specializzazione «Prima di pensare a un sito internet è necessario garantire i servizi di base»

Sul web e sui social network sono sempre più numerosi i tentativi di promozione turistica della Sardegna (spesso finanziati, anche a caro prezzo, dagli enti pubblici). Ma ne vale la pena? C’è davvero il ritorno economico sperato?

«Il problema è che il “grande assente” è spesso il prodotto turistico. Quello per cui il turista trova la motivazione per fare un viaggio. Che non è l’albergo, un ristorante o una montagna piuttosto che una bella spiaggia o la buona cucina. Almeno non singolarmente. Il panorama turistico internazionale propone un’agguerrita concorrenza con prezzi vantaggiosissimi e un sistema di trasporti ineccepibile. L’unico modo per “uscire dalla massa” è distinguersi. La Sardegna e le sue bellezze non si vendono più da sole. E non bastano solo belle immagini per diventare “oggetto di desiderio”. Il nuovo turista sceglie di andare in un luogo soprattutto perché vuole vivere un’esperienza da poter poi raccontare».

Qual è allora il prodotto turistico di successo?

«Un insieme di elementi che messi assieme rappresentano un’esperienza che si può vivere solo e unicamente in quel luogo. Un mix che potrebbe attrarre tantissimi visitatori, ma che nei contenuti promozionali 2.0, spesso proposti “anti-turisticamente” solo in lingua italiana, rappresenta il “grande assente”. Un’occasione persa, dunque, che a lungo andare potrebbe porre una distanza incolmabile con altre destinazioni che confezionano prodotti più appetibili».

In sostanza: su web e sui social in particolare ci sono tanti venditori di fumo?

«Sì, e da questi bisogna proteggersi. Ossia da coloro che vogliono far credere che nel turismo si possa partire dalla promozione sui social network piuttosto che dal territorio e dal prodotto turistico».

E come si parte, invece?

«Prima di lanciarsi nella promozione sarebbe meglio riflettere e porsi degli obiettivi, ma soprattutto porsi delle domande. Il nostro territorio oltre ad essere meraviglioso e spettacolare è anche fruibile e accessibile? Se sì in che modo e cosa c’è che lo rende unico? Se temporeggiamo nel rispondere a quest’ultima domanda significa che già in partenza c’è qualcosa che non va».

In concreto?

«Si deve agire in tutto quello che è offline, prima di andare online e, ovviamente, si devono avere le idee chiare su cosa dire e sul come dirlo. Nel turismo bisogna essere in grado di saper rispondere a domande quali: come? quando? in che modo? e perché visitare un luogo? quali bisogni possiamo soddisfare? a chi ci rivolgiamo? siamo sicuri che la nostra strategia riesca a fare questo? Anche qui si parte dal mondo reale per poi applicare il criterio a quello digitale e virtuale. Quando un turista arriva nel nostro territorio cosa trova di immediatamente accessibile? Ci sono indicazioni, sentieri, guide locali? Il nuovo turista è molto esigente, vuole vivere un’esperienza che, perché sia tale, non deve limitarsi alla semplice visita di quello che, secondo noi, c’è da vedere, ma deve rispondere alle sue esigenze di conoscenza e di scoperta. Gli si deve dare la possibilità di sperimentare e vivere il territorio».

Una possibilità reale?

«Si riempiono tante pagine web per raccontare le attività produttive come se fossero attrattori per il turismo. Queste in realtà, fanno sì parte della filiera dei servizi turistici ma, per quanto indispensabili, non sono sufficienti per motivare una visita. Diffidate da chi vuol farvi credere che il mangiar bene e la sola gastronomia possano essere sufficienti per costituire un prodotto turistico di successo. Possono sicuramente fare la differenza, ma da soli non bastano».

Cos’altro ci vuole, allora?

«Prima di pensare ad un sito web turistico o alla presenza in un social si deve pensare a garantire sul territorio l’accoglienza e i servizi di base. Abbiamo una linea telefonica dedicata a cui risponda qualcuno? Ricordiamoci che il turista non ama troppo gli orari di ufficio e ha bisogno di informazioni anche nei weekend. C’è almeno un info-point con addetti che parlano almeno l’inglese? Ci sono guide “pronta partenza” o con immediata reperibilità? Dove si possono prenotare le visite guidate?».

Se così non fosse?

«Prima di lanciarsi in affascinanti imprese 2.0 è il caso di fermarsi a riflettere su come rimediare. Il turista non perdona e non vuole essere ingannato. Se nel web gli facciamo percepire l’immagine di una località turistica si aspetta che lo sia realmente».

Meglio la promozione tradizionale, dunque?

«Dipende... certo è che non si deve dimenticare che la promozione online parte prima da quella offline. Mai dimenticare che una strategia di comunicazione efficace prevede che il materiale di promozione sia profilato in base ai gusti e preferenze dei vari tipi di turisti. Spesso, purtroppo, l’unica cosa che si riesce a offrire è una tristissima brochure con quattro o cinque fotografie, ma senza alcun riferimento all’esperienza che vi si può fare».

Spesso online si trovano siti che promuovono (o pretendono di farlo) piccole e piccolissime realtà...

«No grazie... È la cosiddetta promozione iperlocale. Online si trovano innumerevoli casi di promozione iperlocale. Ci si dimentica quasi che la Sardegna è un’isola. Ma quando si parla di Turismo con la T maiuscola ci si rivolge oltremare e in Sardegna si arriva con navi e aerei. È un dato di primaria importanza. Nel web non si può parlare di un territorio senza dire dove si trova e come arrivarci».

Eppure il web resta una grande occasione?

«Sì, ma a patto che venga bandita l’improvvisazione e che parola d’ordine sia “strategia”. La promozione nei nuovi canali di comunicazione, ancora più che in altri canali, deve basarsi su una comunicazione strategica piuttosto che sull’improvvisazione. Se è vero che un’immagine vale più di mille parole, quell’immagine deve invogliare la visita in un luogo e lo deve fare comunicando esperienze realmente possibili. Mai dimenticare che si deve far percepire perché quell’esperienza merita di essere vissuta esclusivamente in un territorio».

Con quali risultati?

«Solo dopo aver applicato una strategia ci si può davvero accorgere dei risultati che si possono ottenere in modo tangibile. Solo dopo aver scoperto e sfruttato appieno il reale potenziale di un territorio valorizzandone la sua vocazione e unicità. Solo allora si potrà iniziare a parlare di turismo con la T maiuscola e non solo di accoglienza. E si potranno rilevare numeri reali di turisti e non quelli virtuali nascosti dietro tanti “Mi piace”, lusinghieri, ma farlocchi!».

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