Quattromila bambini a scuola di sardo

Il bilancio di un anno di attività di S’Ufitziu de sa limba tra laboratori, “reading literarios” e “calendariu de s’arga”

NUORO. Di tramonto della lingua sarda, Maria Antonietta Piga, non ne vuole neanche sentire parlare. Perché è dal 2006, da quando dirige S’Ufitziu de sa limba sarda della Provincia e coordina il lavoro di una decina di inviati che battono il territorio palmo a palmo, che non solo non vede il tramonto del sardo, ma da attenta studiosa della lingua ne riconosce anzi i segnali di una tenuta piuttosto tenace. «La nostra – spiega con un pizzico di sano orgoglio – per fortuna è ancora una provincia dove il sardo si continua a trasmettere di padre in figlio. Certo, non è più come un tempo, ma rispetto ad altre zone noi siamo fortunati, da questo punto di vista. E con le attività che promuoviamo come Ufitziu cerchiamo di incrementare questa naturale tendenza».

Solo per restare all’ultimo anno, l’ormai consolidato Ufitziu ne ha combinate davvero, e in senso buono, di tutti i colori. Appena qualche giorno fa, ovviamente rigorosamente in lingua sarda, attraverso i suoi inviati sul territorio ha raccontato l’alluvione ai bambini delle scuole di Posada. Ha messo su, per il Comune di Lula, un coloratissimo “calendariu de s’arga”, ha promosso un “reading literarios pro ammentare sa figura de Grassia Deledda”, a Orosei, ha avviato un mucchio di corsi e laboratori. E si è persino inventato una versione in sardo della caccia al tesoro che tanto piace ai bambini. Si chiama “Sa chirca de s’ascusorgiu”.

«È proprio per questo – spiega Maria Antonietta Piga – che dico sempre che per lavorare allo sportello linguistico non serve solo conoscere bene il sardo, e certamente questo è il requisito base, ma ci vuole anche una grande inventiva e fantasia, perché spesso si lavora con i bambini, con le scuole, e bisogna studiare sempre nuovi modi per trasmettere il sardo e per saperlo presentare soprattutto alle fasce più piccole d’età».

I risultati ottenuti dal 2006 a oggi, e in particolare quelli dell’ultimo anno, a quanto pare le danno ragione. Una solo percentuale la dice già molto lunga: il 33 per cento dei bambini nella fascia d’età che va dai 4 ai 12 anni ha seguito i laboratori promossi da S’Ufitziu de sa limba sarda.

«Il nostro obiettivo – spiega Maria Antonietta Piga – è quello di occuparci del bilinguismo nei bambini. Perché se è vero che qui da noi il sardo resiste, è anche vero che però non bisogna abbassare la guardia. Per questo da anni con i nostri operatori inviati nel territorio ci stiamo dando da fare, e siamo contenti che il nostro lavoro venga sostenuto e apprezzato. In primo luogo dalla stessa Provincia dalla quale dipendiamo, che, nonostante i tempi difficili, non ha mai smesso di darci il suo sostegno e il suo pieno appoggio. Nonostante i tempi difficili, lo ripeto, noi non siamo mai stati messi in discussione, ed è dovuto al fatto che i numeri dei progetti e dei bambini coinvolti stanno dalla nostra parte e continuano a darci grosse soddisfazioni».

Ma anche l’immediato futuro, per S’Ufitziu de sa limba sarda, è pronto a riservare alcune novità. La prima è arrivata a sorpresa qualche settimana fa: è l’annuncio della visita a Nuoro e nel resto della provincia, di una delegazione di docenti, esperti e ricercatori dell’università scozzese di Edinburgo.

«Con loro – spiega in conclusione la responsabile dell’ufficio della lingua sarda della Provincia – avvieremo una collaborazione per studiare il bilinguismo nei bambini. Verranno qui dalla Scozia per vedere come lavoriamo noi da tempo con il nostro sportello, e faranno alcuni test agli alunni per capire come apprendono la lingua sarda. Sarà una collaborazione molto interessante, insomma, che tra gli altri aspetti ci farà conoscere un’altra stimolante realtà che arriva dall’estero».

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