La Nuova Sardegna

La storia

La sfida di Luca Altea, torna dall’estero e rileva la pasticceria della nonna: «Lei è bionica, ora fa i dolci con me»

di Valeria Gianoglio
La sfida di Luca Altea, torna dall’estero e rileva la pasticceria della nonna: «Lei è bionica, ora fa i dolci con me»

Il pasticcere: «Mi ha insegnato tutto, litighiamo ma ci vogliamo bene»

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Nuoro «Mia nonna è bionica. Non guardartela così: da poco si è rotta il femore, ma prima si è girata il mondo, grazie a queste mura. Certo, erano altri tempi, c’era la lira, ma è stata capace e generosa: ha aiutato tutti in famiglia. E qui dentro abbiamo “sgavettato” in tanti, tra figli e nipoti. Ci pagava a giornata e anche profumatamente. E alla fine ho deciso di rilevare tutto io, e lei è qui con me. Litighiamo spesso, perché siamo “orgoglioso 1” e “orgogliosa 2”, siamo di generazioni diverse, ma ci vogliamo un sacco bene. Per questo la pasticceria l’ho voluta chiamare Jajè, come da sempre la chiamo». Al numero 7 di via Le Grazie, dietro il piccolo bancone della pasticceria tradizionale tutto un tripudio di ciambelle, orillette e anche culurgiones, tra un impasto da stendere a mano e i clienti che telefonano per le ordinazioni di Carnevale, è anche tempo di confessioni sincere e di piccole grandi storie di famiglia.

Trentun anni compiuti l’anno scorso, un’adolescenza e giovinezza trascorsa, per sua stessa ammissione, «da ragazzo non vivace, ma vivace e mezzo. E prova a chiederlo al convitto di Bosa dal quale scappavo la sera per uscire con le ragazze», tanti anni trascorsi all’estero e in Sardegna nel settore ristoranti e alberghi, ma un punto fermo in mezzo alle insidie e alle curve che spesso presenta la vita: nonna Lina Mura, santupredina di nascita, quattro figli, e una pasticceria nel cuore di Seuna che da 51 anni porta avanti con tanto impegno e passione. «Per me è semplicemente Jaja» ribadisce, fermo, sistemandosi il grembiule, Luca Altea.

Viso pulito, baffetti appena accennati insieme a un inizio di pizzetto, occhi grandi, e nelle mani una miriade di lavori appresi in tanti anni e impegno: dal servizio anti-incendio nei caselli autostradali, ai ristoranti tedeschi con le “kartoffeln a nastro”: Fino a che, nel 2018, Luca Altea decide di tornare nell’Isola, e nella sua Nuoro. «Avevo detto basta con i ritmi allucinanti dei ristoranti – spiega – volevo tornare qua, a Nuoro, e nell’attività di nonna». Il resto è storia degli ultimi tempi. O forse, a ben vedere, è una storia che è sempre stata, perché Luca Altea lo ammette, che «la pasticceria di nonna Lina», per lui è sempre stata un punto fermo nel suo girovagare per l’Europa e per la Sardegna. E così rientra fisso nella sua “Nugoro amada” e in quella bottega di nonna Lina ci crede così tanto che si fa avanti per rilevare l’attività, aprire una società, e dargli anche un’impronta tutta sua, con un nuovo nome e un nuovo logo. E pure questo passaggio di svolta, manco a dirlo, almeno all’inizio è motivo di dissidi con nonna Lina. «E sai perché? – dice – perché all’inizio nonna aveva paura per me: mi diceva “ma guarda che tu da qui non ci campi la famiglia”. Lei è sempre stata dell’idea che nessuno potesse portare avanti la sua attività, non vedeva un futuro. Ma io l’ho visto, ci ho creduto e ci credo. Grazie soprattutto a quello che mi ha insegnato e trasmesso in tanti anni, spesso senza dirmelo ma facendomelo toccare con mano e con il suo esempio. Come il fatto di trattare i clienti come se stessi facendo entrare un ospite gradito a casa».

«Lui in questo è bravo – dice nonna Lina – e ha una bella mano, perché non tutti riescono, nel fare i dolci e la pasta, e i clienti apprezzano molto, e arrivano anche da fuori». Ma come spesso succede anche nelle migliori famiglie e nei luoghi di lavoro, non è sempre rose e fiori, nemmeno in via Le Grazie numero 7. «Gli ultimi litigi? – racconta Luca Altea – Sono quelli per il nuovo logo della pasticceria “Jajé” perché io ho voluto far inserire un ritratto stilizzato di nonna, e invece a lei non è piaciuto perché mi ha detto che sembrava una specie di caricatura. E poi per partecipare all’ultima edizione di “Mastros”. Perché io hovoluto esserci, e invece lei in 50 anni non ha mai voluto, anche se poi, mi ha dato ragione perché abbiamo finito tutto ciò che avevamo preparato. Comprese le mie sperimentazioni con i culurgioni».

Sorride, nonna Lina. «Sono fatta così – spiega – non mi è mai piaciuto vedere i miei prodotti venduti così in mezzo a un sacco di gente. Ma mio nipote, evidentemente, aveva ragione. Io gli ho solo insegnato tutto quello che potevo, e ho sempre fatto in modo di non lasciare “buffi”, neanche qui in negozio. Perché nella vita da sempre ho imparato a fare i conti della serva». «Lo so – ripete Luca Altea – che magari qui ci saranno mesi nei quali non guadagniamo niente, e quelli nei quali magari intaschiamo qualcosina. Però che bello, vedere che questa attività continuerà a rimanere aperta. E cerchiamo ogni volta, gradino per gradino, di crescere sempre di più».

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