Ottana Energia, stop alla riconversione

Per la Regione il progetto presentato dall’azienda pregiudicherebbe l’habitat della gallina prataiola. La replica: «È ridicolo»

OTTANA. Alla fine, il patron di Ottana Energia, Paolo Clivati, ha dovuto fare marcia indietro: il progetto di riconversione a carbone della centrale termoelettrica è stato ritirato. Almeno per ora. Sì perché, come ha chiarito l’imprenditore milanese in un comunicato, non si tratta di uno stop definitivo, ma di un “congelamento”. Questo significa che potrebbe essere ripresentato. Molto dipenderà da come la nuova giunta regionale e il governo Renzi guarderanno al futuro della Sardegna centrale.

«Considerato che in questi mesi di istruttoria c’è stato un cambiamento degli interlocutori sia nella compagine regionale che in quella nazionale – ha chiarito, infatti, Clivati – Ottana Energia ha ritenuto utile congelare il progetto».

Per delineare il futuro di Ottana Energia e della collegata Ottana Polimeri serve, dunque, avviare al più presto un confronto con la nuova maggioranza scaturita delle elezioni per il consiglio regionale. Confronto che l’industriale auspica «per sottoscrivere un nuovo accordo condiviso sul futuro sviluppo del territorio, possibilmente all’interno di un piano energetico regionale oggi mancante». In attesa che il presidente Pigliaru decida il da farsi, l’unica certezza, per ora, è lo stop al progetto della riconversione a carbone della centrale elettrica.

Un’inversione di rotta imposta dal Savi (il servizio ambientale della Regione) con la richiesta, fatta propria dalla giunta regionale nella seduta del 5 febbraio scorso (una delle ultime dell’era Cappellacci), di sottoporre il progetto alla procedura di valutazione di impatto ambientale (il Via). Tra le contestazioni sollevate dall’ente regionale c’è anche la mancanza di uno studio per valutare gli effetti del carbone su tutte le specie e gli habitat della zona di protezione ambientale dell’altopiano di Abbasanta e, in particolare, della gallina prataiola (la tetrax tetrax). Un’osservazione, peraltro sollevata dal ministero dell’Ambiente, che ha sollecitato il sarcasmo di Paolo Clivati che, augurandosi «il successo riproduttivo della gallina prataiola», ha fatto sapere nel comunicato di «avere attivato l’azienda per cercare i più aitanti galli disponibili nei pollai del territorio». Un’uscita forse poco rispettosa dell’ambiente in tutte le sue specie, ma, tuttavia, tipica di un modo di coniugare lavoro, economia, ambiente e territorio in modo diametralmente opposto.

Il progetto di Paolo Clivati consiste nella riconversione a carbone di una delle due caldaie gemelle di cui è dotata la centrale termoelettrica. L’alimentazione attuale è costituita da olio combustibile Btz, inquinante e antieconomico.

Il carbone, secondo il progetto, consentirebbe di abbattere i costi economici e diminuire le emissioni nell’atmosfera. Non solo. Senza la riconversione a carbone sarebbe difficile mantenere i livelli occupativi nel medio periodo. E la colpa, in questo caso, sarebbe da addebitare alla povera gallina prataiola. Nella storia a brandelli dell’industria di Ottana ci mancava solo questa.

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