La Nuova Sardegna

Nuoro

Postino infedele, la Procura vuole il giudizio immediato

di Valeria Gianoglio
Postino infedele, la Procura vuole il giudizio immediato

Il pm chiude le indagini e chiede il processo per Sergio Serra Tra le accuse che gli vengono contestate anche il peculato

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NUORO. Per la Procura, evidentemente, le prove raccolte sono più che sufficienti per sostenere l’accusa in un processo, per questo, nei giorni scorsi, ha chiesto il giudizio immediato per il presunto “postino infedele” che avrebbe rubato e utilizzato diverse carte di credito dopo averle scovate nella corrispondenza che gestiva nel deposito delle Poste in viale Sardegna. Il nuorese di 49 anni, Sergio Serra, dunque, di qui a qualche mese affronterà un processo. Serra, che è stato sottoposto alla misura dell’obbligo di firma in questura, nei giorni concitati della notifica dei primi provvedimenti nei suoi confronti, si era sempre difeso sostenendo, in sostanza, di non aver mai aperto alcun genere di corrispondenza, né, tantomeno, di averla aperta per sottrarre carte di credito altrui e codici Pin.

Lo stesso Serra aveva anche aggiunto che il sistema di sicurezza delle Poste, nel suo settore, poteva essere aggirato senza particolari ostacoli, e che tante persone entravano e uscivano senza molti controlli dal deposito di viale Sardegna. Detto in altri termini, insomma, secondo Serra qualcun’altro si poteva essere introdotto nel sistema informatico delle Poste, poteva aver utilizzato la password di un collega, per poi inviare al sistema la comunicazione dell’avvenuta ricezione della corrispondenza.

Gli agenti della polizia postale nuorese guidati dall’ispettore Pierluigi Sanna, e il pm che ha coordinato l’inchiesta, Andrea Schirra, hanno sempre ritenuto di aver raccolto un numero di prove così numerose e schiaccianti da non avere dubbi sulla colpevolezza del dipendente delle Poste. Ecco perché il sostituto procuratore, in queste ore, ne ha chiesto il giudizio immediato.

Indagini chiuse, dunque, a tempo record, e ben cinque capi di imputazione contestati a Serra, tra i quali la truffa, il peculato e la violazione di corrispondenza. Secondo la Procura, Serra, “abusando della sua qualità di addetto al servizio delle Poste, sottraeva, al fine di prenderne cognizione, le corrispondenze chiuse (dirette a nove persone, ndr), contenenti le carte di credito intestate alle vittime e i relativi codici”, “si appropriava delle carte di credito e dei codici, si introduceva abusivamente nel sistema informatico di Poste italiane, e in uso a un collega». Sempre secondo la Procura, Serra “dopo essersi garantito l’accesso al sistema, inseriva dati fittizi relativi alla consegna delle corrispondenza destinate alla vittima, talvolta falsamente segnandole come consegnate, talaltra formando un dispaccio nazionale, all’interno del quale segnalava falsamente l’inserimento della corrispondenza non recapitata alle vittime».

In questo modo, dunque, secondo gli inquirenti, “procurava a sè un ingiusto profitto consistito nell’appropriazione delle carte di credito”. Un reato aggravato dal fatto che era stato commesso per nascondere altri reati commessi, o comunque, sostiene l’accusa, “per assicurare a sè il profitto degli stessi e abusando delle qualità di operatore del sistema”.

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