Progetto del Cnr per valorizzare la lana
Macomer, un convegno nell’ambito della mostra zootecnica sul futuro di una risorsa economica
MACOMER. Oggi finisce dietro l’ovile, assieme allo stallatico, dove diventa concime. Ogni anno in Sardegna si producono 4 mila tonnellate di lana. Da anni per le aziende di allevamento è solo un costo, e lo è ancora di più se smaltita correttamente in quanto è un rifiuto speciale. Può però diventare una risorsa, come lo era in passato quando Alas e Vallifuoco, le più grosse aziende di lavorazione della lana sarda presenti nell’isola, se la contendevano sul mercato. Su un futuro economico della lana delle pecore sarde ci crede il Cnr. I risultati di un progetto portato avanti negli anni scorsi sono stati presentati domenica nel corso di un convegno tenuto nell’ambito della mostra zootecnica. Li hanno illustrati Pierpaolo Duce, responsabile dell’Istituto di Biometeorologia del Cnr di Sassari, Enrico Vagnoni, che ha spiegato le finalità del progetto, Angelo Crabolu dell’azienda omonima di Nule che esegue l’intero processo di lavorazione della lana, dal lavaggio alla tessitura, e Rita Nieddu, che ha parlato invece della tradizione del tappeto di Nule e delle potenzialità della lana sarda legate al tessile. Delle possibili applicazioni high tech della lana ha parlato Pierpaolo Duce, il quale ha sottolineato come essa sia già una risorsa completamente riciclabile ed ecosostenibile. «La lana – ha detto – può assorbire sostanze nocive per la salute e l’ambiente come la formaldeide o i metalli pesanti e come tale può essere utilizzata nel risanamento ambientale. È un isolante acustico e termico poco ingombrante e trova applicazione anche in campo biomedicale. Altre applicazioni high tech derivano dall’idrolisi della lana, la cui risultante è una polvere composta da peptidi e aminoacidi, una sostanza organica utilizzabile come fertilizzante». Poi si è soffermato sulle ricerche del Cnr. L’Ismac (Istituto per lo studio delle macromolecole) ha condotto studi sui pannelli isolanti in lana di pecora, che pur possedendo ottime proprietà isolanti termiche e acustiche, presentano un limite: non sono autoportanti, cioè non reggono il loro stesso peso. L’Istituto ha dunque pensato alla realizzazione di mattoni ottenuti dall’unione di canapa e lana. L’Ismac ha ideato un procedimento con il quale le lane di scarto diventano fertilizzante agricolo. C’è poi il tessile, un fronte di utilizzo nel quale svolge ricerche anche l’Ibimet di Sassari. Enrico Vagnoni ha infine spiegato le finalità del progetto “Med L@ine”, di cui l’Ibimet di Sassari è capofila.