La Nuova Sardegna

Nuoro

Macomer, ventidue nuove case popolari

di Tito Giuseppe Tola
Macomer, ventidue nuove case popolari

L’iniziativa nella zona di Scalarba Due consentirà di ampliare l’offerta abitativa e di dare ossigeno alle imprese

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MACOMER. Se l’edilizia privata ristagna (per non dire che è ferma da anni), qualcosa inizia a muoversi sul fronte dell’edilizia pubblica. Dopo oltre un anno, il comune di Macomer ha rilasciato una concessione per la costruzione di 22 alloggi di edilizia economica da parte dei Area, l’agenzia regionale subentrata allo Iacp nella realizzazione di case popolari. È qualcosa, ma non si può definire l’inizio della ripresa del settore, che ha toccato il fondo di una crisi senza precedenti. A Macomer l’edilizia ha attraversato momenti difficili anche in passato, ma non è mai entrata in una fase di paralisi e stagnazione come quella attuale che dura da diversi anni. Ora, però, sembra che qualcosa inizi a muoversi, anche se non si può ancora parlare di inversione di tendenza. Dopo oltre un anno di autorizzazioni per piccoli lavori, quella rilasciata ad aprile è la prima concessione per la realizzazione di nuovi edifici. Si tratta di 22 alloggi che saranno costruiti a Scalarba Due, l’espansione della lottizzazione di Scalarba dove il comune ha messo a disposizione la superficie necessaria. Prima che inizino i lavori passerà qualche tempo e non significa che dell’intervento di Area traggano beneficio le imprese locali. Una ricaduta, anche se minima, tuttavia ci sarà. Per la ripresa dell’edilizia, invece, sarà necessario attendere tempi migliori.

Il settore è alla paralisi da più di cinque anni. A Macomer la crisi ha iniziato a farsi sentire dal 2007, quando ha chiuso la Legler. Meno posti di lavoro ha significato meno stipendi e meno soldi in circolazione e senza soldi non si fanno investimenti, a partire da quelli destinati alla casa. Le concessioni rilasciate negli ultimi cinque anni riguardano prevalentemente adempimenti burocratici e piccole ristrutturazioni di edifici esistenti, piccoli e piccolissimi lavori che non danno linfa al settore. A Macomer non si costruisce più, o quanto meno non si costruisce più come una volta. Le nuove costruzioni sono una rarità. Dal 2005 al 2008 la media era di una decina di nuovi edifici all’anno. Il 2009 ha segnato il crollo del comparto con conseguenze pesanti su tutte le attività collegate, a partire dall’impiantistica e dal commercio di materiali per l’edilizia. I piccoli lavori di ristrutturazione, per quanto non siano grandi cose sulle quali può fare affidamento un’impresa, sono comunque vitali per le attività artigianali legate al settore. Anche questi, però, sono in calo e i numeri delle concessioni edilizie rilasciate dal comune lo confermano. Nel 2012 l’ufficio tecnico ne ha rilasciato 47, nel 2013 45 e sono 11 quelle rilasciate nei primi quattro mesi dell’anno in corso. Ciò significa che andando avanti con questa media, alla fine del 2014 saranno poco più di una trentina. Nelle concessioni rilasciate dall’inizio dell’anno a oggi ai privati c’è un po’ di tutto: dal piccolo ampliamento alla sopraelevazione fino alla divisione immobiliare. Se si escludono le opere pubbliche e gli interventi di edilizia popolare programmati da Area, a Macomer si è smesso di costruire nuove case. L’edilizia attraversa una crisi profonda che ha indotto molte imprese a chiudere la partita Iva e a cancellarsi dagli elenchi delle aziende artigiane. Quelle sopravvissute hanno cercato altrove il lavoro che a Macomer non c’è più.

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