La Nuova Sardegna

Nuoro

Settanta anni fa Macomer sotto le bombe

di Paolo Maurizio Sechi
Settanta anni fa Macomer sotto le bombe

Ci furono 11 vittime: sei militari e cinque civili Il Coro Murenu chiede di sistemare una lapide

4 MINUTI DI LETTURA





MACOMER. Ormai sono passati oltre 70 anni ma per i macomeresi è una storia dimenticata quella dei bombardamenti del 20 maggio 1943 che provocarono la morte di cinque civili e sei militari. Erano le due e dieci del pomeriggio quando una squadriglia di cacciabombardieri inglesi provenienti dalla base di Bassingbdurne nel Regno Unito, dopo aver sorvolato il monte Santu Padre di Bortigali, sganciò la prima bomba nella località di “Cherchizzu” a Macomer distruggendo una casa colonica nella tanca Salmon pensando di colpire una postazione radio che invece era dislocata all’interno del vicino nuraghe Orosai dove era presente il marconista Oreste Viviani che ora, ultranovantenne, vive in Toscana.

La squadriglia era composta da aerei bimotore Lockheed P-38, caccia pesanti con fusoliera bitrave con una apertura alare di 16 metri e dai più maneggevoli monoplano Curtiss P-40. Gli obiettivi principali dell’aviazione inglese erano le due ferrovie di Macomer, importante e strategico snodo di interconnessione tra la reti viarie principali e secondarie dell’isola. Il secondo ordigno colpì, nelle Ferrovie Complementari, uno dei carri che contenevano munizioni e bombe ed era diretto al reparto artiglieria di Pratosardo.

Nell’esplosione morirono sei militari della divisione “Cremona” di scorta al convoglio e un civile, Antonio Giuseppe Miscali, 46 anni, dipendente delle Ferrovie dello Stato. Per la deflagrazione i binari distrutti, ridotti a forma di ferro di cavallo, finirono a centinaia di metri dalla stazione raggiungendo la vallata del rio S’Adde e il rione Coronas.

Gli altri carri con munizioni e bombe non erano stati colpiti e si trovavano nella vicinissima stazione delle Ferrovie dello Stato.

La terza bomba sganciata dalla squadriglia inglese aveva causato la morte di quattro civili che si trovavano all’interno delle proprie abitazioni in via De Candia, l’attuale via Cottolengo, vicina alla linea ferroviaria. Le vittime erano state la casalinga di 57 anni Salvatorangela Pala, i coniugi Antonio Dore, ferroviere di 36 anni e la moglie Caterina Rosa Pinna, casalinga di 46 anni e la loro domestica, Petronilla Puggioni, bosana di 26 anni.

La quarta bomba fu lanciata sul campo di calcio in viale Sant’Antonio, adiacente alla linea ferrata delle Ferrovie dello Stato, dove ora si trova l’Istituto tecnico, provocando solo un immenso cratere, mentre un’altra bomba fu sganciata su un terreno brullo tra lo stabilimento Alas e casa Bozzano.

La squadriglia inglese proseguì poi il suo volo verso le caserme Mura, dove all’interno dei depositi si trovava ancora materiale bellico della precedente guerra e anche diversi soldati. Furono sganciate due bombe che però non causarono né vittime né danni. Altro importante obiettivo degli inglesi era la polveriera di Sa Crabarza, a pochi chilometri dall’abitato, che però non furono in grado di raggiungere in quanto si trovava in una posizione particolare tra due colline e anche per la presenza delle postazioni di contraerea che si trovavano nella sovrastante zona archeologica di Tamuli e Sa Pattada.

Un’altra postazione di contraerea era dislocata nella zona di Filigosa, all’interno del nuraghe Ruju che per permettere il posizionamento dell’armamento fu parzialmente demolito. La squadriglia inglese sorvolò poi l’altopiano di Campeda dirigendosi verso Bonorva dove fu bombardata la stazione e successivamente quelle di Bonnanaro e Sassari.

Le micidiali bombe utilizzate dagli inglesi della Nasaf di Wellingtons erano del tipo “Tritonal” del peso di 300 kg, una miscela di tnt e polvere di alluminio. A Macomer erano presenti circa tremila militari del tredicesimo corpo d'armata dell’esercito della divisione “Cremona” e i paracadutisti della “Nembo” ed erano dislocati nella polveriera di Sa Crabarza, nelle caserme Mura, nella caserma dove ora si trova il Reggimento del Genio Guastatori della Brigata Sassari e nella pineta Albano. Mentre altri soldati si trovavano a Bortigali.

Del bombardamento su Macomer non esistono segni, l’unica testimonianza sono le schegge delle bombe Tritonal, ora in possesso di Pierangelo Cabiddu dell’associazione culturale “Coro Melchiorre Murenu”, studioso delle tradizioni locali e della storia della città, che da anni raccoglie notizie anche da archivi storici dell’aviazione inglese, foto sul bombardamento e testimonianze dirette con dati precisi sull’incursione aerea del 20 maggio del 1943.

Per non dimenticare quel terribile giorno di settantuno anni fa, l’associazione culturale “Coro Melchiorre Murenu” chiederà all’amministrazione comunale di Macomer l’autorizzazione per realizzare un monumento in basalto, possibilmente in prossimità delle zone colpite dalle bombe. Sarà sistemata una lapide con i nomi delle vittime e le schegge delle bombe inglesi.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative