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Siniscola, caos per “Ritornare a casa”

di Salvatore Marti ni
Siniscola, caos per “Ritornare a casa”

Famiglie e operatori da mesi senza i contributi della Regione

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SINISCOLA. Le uniche ad arrivare puntuali sono le bollette: quelle non ritardano mai, anche se non tutti sono in grado di pagarle. Questa volta, però, il problema non riguarda dei disoccupati, bensì dei cittadini che il lavoro ce l’hanno ma, da diversi mesi, non vedono il becco di un quattrino. A protestare, infatti, sono numerosi operatori sanitari impegnati nelle assistenze domiciliari grazie al programma “Ritornare a casa”. «Dalla Regione ci sono fortissimi ritardi nella corresponsione degli assegni – spiegano – riconosciuti alle famiglie che accudiscono i loro ammalati in casa anziché nelle strutture ospedaliere. Da quei soldi gli utenti che assistiamo pagano anche i nostri stipendi, che sono indietro di 3 mesi». Davvero una brutta grana per questi operatori. E non è neppure la prima volta che succede.

«Come posso pagare le bollette o le tasse – afferma un’operatrice – se mi pagano lo stipendio con mesi di ritardo? Ho persino difficoltà a rifornire la macchina per recarmi al lavoro. Chiediamo alla Regione di affrettarsi nel liquidare le somme pregresse, reclamando inoltre puntualità nei pagamenti futuri, che devono essere corrisposti con cadenza trimestrale». La situazione è diventata insostenibile.

«Non ho più i soldi neppure per fare la spesa – è il drammatico sfogo di un’altra lavoratrice – e ho dovuto chiedere ai familiari dei pazienti che assisto di potermi anticipare qualcosa, con grande sacrificio da parte loro, che dispongono di ben poche risorse. Queste lentezze della Regione hanno innescato un circolo vizioso, che aggiunge sofferenza alla sofferenza». Da Siniscola parte un appello al governatore della Sardegna, Francesco Pigliaru, affinché si faccia carico del problema, girando con urgenza al Comune i fondi del “Ritornare a casa” per poi destinarli ai beneficiari. Una richiesta accorata, sostenuta dall’amministrazione civica. L’assessore alle Politiche sociali, Marcello Dadea, esorta la Regione a procedere con i trasferimenti. «Stiamo parlando di servizi così delicati che non possono ammettere ritardi – afferma Dadea –. In questi casi occorrerebbe una deroga al patto di stabilità, per poter liquidare le somme che riguardano servizi indispensabili per le persone. I ritardi accumulati sono inammissibili».

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