La Nuova Sardegna

Nuoro

Le casse comunali rischiano il dissesto

di Tito Giuseppe Tola
Le casse comunali rischiano il dissesto

Macomer, il sindaco Antonio Succu spiega le nuove strategie che saranno adottate per cercare di parare il colpo

29 luglio 2014
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MACOMER. Sulle finanze del Comune di Macomer incombe un macigno enorme, quello del dissesto, che se dovesse cadere avrebbe conseguenze disastrose per tutti. Da qui l'esigenza di mettere mano a situazioni incancrenite che altre amministrazioni hanno sottovalutato, se non aggravato. Il sindaco, Antonio Succu, spiega le ragioni che sono alla base della necessità di reperire risorse per parare il colpo di una situazione che rischia di precipitare a causa dell'indebitamento del comune e dei tagli ai trasferimenti di Stato e Regione, «che ci sono – dice – e sono pesantissimi».

Il dissesto. Intanto si interviene per parare il colpo del dissesto. «Per impedire che il comune vada in default – dice il primo cittadino – è necessario tamponare la falla creata da due problemi enormi. Se si va in dissesto, le aliquote e le tariffe verrebbero obbligatoriamente portate alla tariffa massima consentita per cinque anni. Lo impone la legge. Anche tutte le imposte comunali per l'esercizio di impresa, arti e professioni verrebbero portate al massimo. I problemi che che sono alla base della situazione finanziaria del comune sono due: la riduzione delle entrate causata dai tagli ai trasferimenti e i debiti. Per una città già pesantemente provata dalla crisi e da una situazione finanziaria difficile, sarebbe insostenibile».

I tagli. «Il fondo di solidarietà comunale – prosegue il sindaco – è stato portato da 1.113.000 a 690 mila euro, con una riduzione di oltre 400 mila euro. Il fondo unico regionale è stato ridotto di oltre 150 mila euro. Sono state tolte le accise sui consumi elettrici e ci è stato colto il contributo della Regione per il passaggio agli organici del comune dell'ex Comunità montana per quasi 250 mila euro. Ci sono poi altri minori entrate regionali per quasi un milione, mentre lo Stato ci trattiene 240 mila euro perché nel 2013 aveva sbagliato i conti su quanto avrebbe dovuto incassare dal comune».

Le cause giudiziarie. «La città – dice Antonio Succu – non può trascinarsi per altri vent'anni il peso di debiti accumulati nei decenni precedenti. Col passare del tempo continua a crescere. Abbiamo debiti per espropri mai pagati che ammontano a 1,1 milioni di euro, dei quali 660 mila sono in conto capitale mentre il resto sono interessi e spese legali. Se le amministrazioni precedenti avessero pagato e sistemato le cose, non ci ritroveremo in questa situazione assurda e pesante. Abbiamo un altro debito di 360 milioni di euro legato a una causa di lavoro che il comune ha perduto. Se vent'anni fa' avessero versato i contributi e avessero pagato il dovuto a un operaio impiegato nei lavori socialmente utili, oggi non avremo un problema in più da risolvere pagando cifre spropositate che alla fine sono a carico di tutti. Dalla giunta Ledda abbiamo ereditato anche la causa legata agli espropri per il parcheggio di via Mentana, mai pagati. Tre famiglie private di un bene per il quale il Comune avrebbe dovuto pagare e non lo ha fatto. Il debito è di 200 mila euro».

I debiti. Poi c'è l'indebitamento legato ai mutui. «Abbiamo 17 milioni di euro da restituire – dice il sindaco – che ci legheranno fino al 2039. Stiamo rimodulando i mutui per cui non possiamo contrarne altri per chiudere almeno qualche causa. Abbiano 103 mutui da restituire, di cui 97 contratti dalle giunte Ledda e Mura e gli altri dalla giunta Uda. Negli ultimi vent'anni il comune si è comportato da cicala e ha speso anche ciò che non si poteva senza accumulare nulla».

Le tasse. L'obiettivo dell'amministrazione è quello di risanare i conti per evitare il dissesto, ma servono sacrifici. «Mettendo i conti a posto – conclude il sindaco – si potrà ridurre la pressione fiscale. Un punto della Tasi vale 505 mila euro, che lo Stato si prende per intero».

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