La Nuova Sardegna

Nuoro

Crisi del commercio, un comparto in agonia

di Tiziana Simula
Crisi del commercio, un comparto in agonia

In cinque anni chiuse oltre 1.300 imprese e persi più di 5mila posti di lavoro I dati allarmanti racchiusi nel report realizzato dall’Ente bilaterale del terziario

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NUORO. Bastano due numeri per fotografare la crisi del commercio in tutta la sua drammaticità: oltre 1.300 imprese sparite dal mercato, e più di 5mila posti di lavoro persi negli ultimi cinque anni. Cifre da brivido, quelle del Nuorese. Che mettono a nudo l’agonia di un comparto sempre più segnato da serrande abbassate e lavoratori lasciati per strada. La chiusura del supermercato Conad, a Pratosardo, è solo l’ultima di tante imprese che dal 2009 a oggi hanno chiuso i battenti, lasciando senza lavoro dipendenti e imprenditori. «Una crisi di non ritorno. E la politica non va nel senso da noi sperato», ha detto ieri Salvatore Pinna, presidente dell’Ebiter, Ente bilaterale del terziario Nuoro-Ogliastra e segretario della Cgil Nuoro, presentando i numeri in caduta libera del commercio, nel territorio. Numeri racchiusi in un report realizzato dall’Ebiter, di cui fanno parte la Confcommercio, la Cgil, Cisl e Uil e i loro sindacati di categoria. Dati che raccontano di un’emergenza. Che denunciano «una desertificazione inarrestabile». Il saldo negativo tra le imprese del terziario che hanno cessato l’attività (3.417) e quelle che hanno aperto (2.049), dal 2009 al 30 giugno 2014, è pari a meno 1.368. Una mazzata sull’occupazione. «Il primo effetto è che sono stati persi a oggi 5.245 posti di lavoro», ha spiegato Gianluca Deriu, direttore dell’Ascom Confcommercio di Nuoro, che ha illustrato i numeri della crisi. «Il secondo effetto è che 1.323 lavoratori sono sotto ammortizzatori sociali e 3.922 non accedono a niente», ha proseguito. Il terziario è al secondo posto (27%) tra i comparti economici che attualmente ricorrono agli ammortizzatori sociali, secondo gli ultimi dati della provincia di Nuoro (prima, col 50% è l’edilizia). Tante, troppe le imprese che chiudono. E quelle poche che cominciano l’attività, non riescono a sopravvivere a lungo, strozzate dalla crisi. «Il 22 per cento delle nuove imprese muore entro due anni», ha spiegato ancora Deriu. Un processo che produce ulteriori effetti: la scomparsa di imprese storiche e la drastica riduzione dei passaggi generazionali. È sempre più raro che l’attività passi di padre in figlio».

I motivi della crisi, l’Ebiter li riassume così nel suo report: crollo dei consumi da parte dei cittadini che hanno sempre meno capacità di spesa (dovuta al crollo dei redditi). Ad alleggerire ulteriormente il portafogli del consumatore ci sono poi le tasse. Quelle nazionali e quelle locali. E poi, ancora. Le restrizioni creditizie, l’abusivismo e la contraffazione. «Ma anche il fatto di continuare a considerare il turismo come settore residuale e non primario», ha sottolineato Deriu. Il peso eccessivo delle tasse sul commercio è stato rimarcato anche dal presidente di Confcommercio Nuoro-Ogliastra, Agostino Cicalò. «La priorità è incentivare i consumi», ha detto. Evidenziando come «gran parte dei lavoratori e del Pil arrivi da commercio e turismo: dobbiamo dargli un’organizzazione».

Il grido d’allarme per il dilagare di «contratti capestro ai limiti della legalità da parte di importanti marchi arrivati in città», è stato lanciato da Domenica Muravera, della Filcams Cgil. Che insieme agli altri sindacati di categoria, Mario Testoni segretario Cisl Fisascat Nuoro e Cristiano Ardau, segretario generale Uiltucs Sardegna, Cristiano Ardau, si sono addentrati nei problemi del comparto. Presenti ai lavori anche i segretari generali di Cisl, Michele Fele, e della Uil, Felicina Corda.

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