«La corte sospenda e faccia una perizia»
I due legali chiedono che venga disposto il prelievo «anche coattivo di materiale biologico»
NUORO. «Il dottor Maludrottu – scrivono gli avvocati Mario Lai e Angelo Manconi nella memoria depositata ieri nella cancelleria della corte d’assise – avrebbe accertato che il Dna estrapolato dalla formazione pilifera non corrisponde a quello di Lai Antonio, ma apparterrebbe, in ragione del 95-98 per cento, a un parente Lai Antonio. Non sarebbe stato possibile al dottor Maludrottu procedere all’esame del cromosoma “Y”, che avrebbe consentito di restringere il cerchio dei parenti, per l’insufficienza del materiale biologico a disposizione».
Per questo motivo i due difensori di Francesco Rocca, «alla luce di quanto sopra esposto chiedono che la Corte disponga il prelievo anche coattivo, di materiale biologico dalla persona di Lai Antonio». Sempre la difesa chiede anche «che venga nominato un perito nella persona di un esperto di affermata professionalità ed esperienza, perché estrapoli dal materiale biologico di Lai Antonio il suo Dna, lo compari con quello dell’ignoto estrapolato dalla formazione pilifera rinvenuta sul nastro che avvolgeva la mano sinistra della vittima, certifichi i risultati scientifici ottenuti, procedendo anche all’analisi del cromosoma “Y” ricavato dal materiale biologico di Lai Antonio». «Alla difesa – scrivono in conclusione i due legali – parrebbe opportuno che venga sospeso il dibattimento così come formalmente chiede, fino al deposito dell’eventuale perizia». (v.g.)
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