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Nuoro

Pilia: «Barbagia Flores il proiettile dov’è? Non si è mai visto»

di Valeria Gianoglio
Pilia: «Barbagia Flores il proiettile dov’è? Non si è mai visto»

L’avvocato di Marcello Ladu tira fuori l’asso dalla manica: «Manca il corpo di reato. L’accusa non l’ha mai prodotto»

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CAGLIARI. Dopo tre anni di processo e una miriade di udienze, Paolo Pilia tira fuori il suo asso nella manica. Davanti alla corte d’assise di Cagliari che sta giudicando il suo assistito Marcello Ladu per uno dei cinque omicidi legati al caso Barbagia Flores, spiega infatti che tra i corpi di reato depositati a suo tempo dal pm Domenico Fiordalisi manca proprio il frammento di proiettile calibro 357 Magnum che era stato giudicato compatibile con la pistola trovata addosso a Ladu, quando era stato arrestato a Nuoro, nel dicembre di alcuni anni fa.

Un frammento che in sostanza aveva inchiodato Ladu: la classica “pistola fumante” che fino a questo momento sembrava inchiodare l’ex latitante ogliastrino nel ruolo del killer dell’imprenditore beneventano Francesco Giamattei, il 30 settembre del 2001, nelle campagne di Villagrande. Tre giorni dopo sarebbe stata uccisa l’imprenditrice e titolare dell’azienda florovivaistica Barbagia Flores.

Secondo l’accusa, l’omicidio Giamattei in realtà non sarebbe dovuto finire nel sangue: in origine sarebbe dovuta essere una semplice rapina a due cacciatori, per sottrarre fucili “puliti” che poi dovevano servire per uccidere Rosanna Fiori. Era tutto finito nel sangue, invece, perché Francesco Giamattei, di fronte al rapinatore – che secondo l’accusa era proprio Marcello Ladu – aveva opposto resistenza. Non si era subito buttato a terra di fronte all’ordine del rapinatore: per questo aveva pagato con la vita. Sul luogo del delitto, quel tragico 30 settembre era stato sequestrato dagli inquirenti anche un frammento di proiettile 357 Magnum. Qualche anno dopo, quando Marcello Ladu venne arrestato a Nuoro interrompendo così la sua latitanza, gli era stata trovata addosso una pistola 357 Magnum marca Zastava. Era stata confrontata con il frammento di proiettile repertato in occasione dell’omicidio Giamattei, e il risultato aveva dato esito positivo: senza ombra di dubbio quel proiettile era stato esploso dalla 357 Magnum trovata addosso a Ladu. Il killer, insomma, per l’accusa era lui. Ma ieri mattina, a tre anni dall’inizio del processo, per la prima volta la difesa cala le sue carte e tira fuori dal cilindro la vera sorpresa.

«Manca il corpo del reato – dice, infatti, l’avvocato Pilia – il pm non lo ha mai allegato. Il frammento di proiettile non c’è». Senza quel frammento, la difesa lo sa bene, la posizione di Ladu cambia completamente. Si tratta ora di capire se quando ha sostenuto la difesa è vero, o se invece l’accusa nella prossima udienza spiegherà se e dove sia stato custodito un reperto così prezioso. Certo è che persino dopo tre anni di udienze, il maxi processo Barbagia Flores, continua a riservare colpi di scena. Alla prossima udienza, il 23 ottobre, sono previste eventuali repliche del pm e controrepliche della difesa. Poi, in quella stessa data, dovrebbe anche arrivare la sentenza. Una sentenza attesa da ben tredici anni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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