Quirra, la Regione vuole costituirsi contro i generali

Una fase della prima udienza del processo per l'inquinamento della base di Quirra

Via al processo per “infortuni e disastri” nella base. Parte civile, decine di comitati presentano la richiesta

LANUSEI. Ci riprova la Regione – scartata in un primo momento alla fine dell’udienza preliminare perché aveva presentato troppo tardi la richiesta di costituzione di parte civile – e questa volta lo fa citando la presunta incostituzionalità di una norma che assegna al solo Stato italiano la possibilità di costituirsi parte civile per danni legati all’Ambiente.

Ci riprovano anche il comitato Gettiamo le basi di Mariella Cao e Sardigna Natzione con il leader Bustianu Cumpostu, ci prova per la prima volta anche il Wwf Italia, il “comitadu a difesa de s’etnia sarda” di Doddore Meloni, e con loro un altro discreto numero di pretendenti al “trono” dei risarcimenti per i danni subìti. Ieri mattina, dopo l’appello fatto dal giudice monocratico Nicola Caschili, il processo sul caso Quirra si apre con la carica di 32 nuove aspiranti parti civili. Che con la loro richiesta depositata ieri in udienza vorrebbero aggiungersi alla quarantina di parti civili già ammesse, invece, durante l’udienza preliminare: in gran parte sono Comuni ogliastrini e del Sarrabus, allevatori e familiari di persone morte per tumore. Il giudice deciderà nella prossima udienza, fissata per giovedì 13 novembre, se accogliere o meno le 32 nuove aspiranti parti civili e farle così entrare a pieno titolo nel processo.

Sono quasi le 10 di ieri mattina, l’aula al primo piano del palazzo di giustizia di Lanusei è piena come un uovo: esauriti i posti riservati alle parti in causa, tutte occupate anche le circa 50 sedie riservate al pubblico. «Chiamiamo il processo nei confronti degli imputati Molteni Fabio, Cecchetti Alessio, Landi Carlo, Ricci Carlo, Fois Gianfranco, Mauloni Valter, Ragazzon Fulvio» dice il giudice Nicola Caschili, davanti alle parti e alla pubblica accusa rappresentata in aula dal pm Luisa D’Innella. E gli ex comandanti del poligono interforze di Quirra, tutti presenti e difesi dall’avvocato di Stato, Francesco Caput e da Leonardo Filippi, rispondono composti all’appello.

Sono accusati di “omissione dolosa aggravata di cautele contro infortuni e disastri”, in sostanza di non aver sistemato recinzioni, cartelli e ogni altra precauzione che avrebbe potuto impedire la presenza dei pastori nelle zone dove si svolgevano i test militari.

Sono quasi le 10, dunque, quando davanti al giudice monocratico Caschili comincia la carica dei 32 che vogliono diventare parti civili al processo. Sono in gran parte pastori, ex militari che si sono ammalati di tumore, e loro familiari. Tra i 32 c’è anche la Regione. Attraverso l’avvocato che la rappresenta, Angela Serra, la Regione spiega in sostanza di essere pronta a costituirsi se viene riconosciuta come anticostituzionale una norma del Testo unico sull’ambiente che assegna al solo Stato la titolarità per chiedere i danni ambientali in un processo.

E poi c’è anche l’avvocato Cristina Puddu, che a nome del “comitadu a difesa de s’etnia sarda” guidato da Doddore Meloni – anche lui presente in aula – fonda la sua legittimità a costituirsi parte civile citando una norma europea. L’avvocato dello Stato che difende i generali, Francesco Caput, a quel punto, lo dice con eleganza ma lo dice: «Signor giudice – spiega – le parti civili che si sono presentate sono così numerose che non si può decidere oggi. La difesa ha bisogno di tempo per studiare le richieste delle parti». E il giudice fissa la prossima tappa per giovedì 13 novembre alle 10.

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