Edilizia a pezzi sotto i colpi della crisi
La denuncia di sei associazioni imprenditoriali del Nuorese: «O si interviene subito o per le imprese sarà la fine»
NUORO. L’edilizia si sgretola sotto i colpi della crisi. Nel Nuorese il settore è al collasso. A lanciare l’allarme non è una sola organizzazione imprenditoriale, ma sei associazioni del territorio. Che hanno deciso di unire le forze e di muoversi in maniera congiunta, puntando i piedi e denunciando una situazione non più tollerabile. «O si interviene subito, o per le imprese edili e il loro vasto indotto è la fine», attaccano Confindustria Sardegna Centrale, Confapi Nuoro-Ogliastra, Cna Nuoro, Confartigianato Nuoro, Confcooperative Nuoro-Ogliastra, Legacoop Nuoro-Ogliastra. La rivendicazione è stata messa nera su bianco su un documento stilato al termine di un incontro tenutosi in città, nel quale le associazioni imprenditoriali lamentano il profondo malessere del territorio e annunciano «la messa in campo di ulteriori iniziative congiunte per far sì che questo territorio abbia le attenzioni di cui ha bisogno». Mancati pagamenti da parte della pubblica amministrazione, assenza di investimenti pubblici, stallo dell’edilizia privata a fronte di una tassazione sulla casa sempre più alta e scarsa chiarezza normativa in materia, sono le cause del crollo dell’edilizia, denunciano Roberto Bornioli e Giuseppe Mastio di Confindustria Sardegna Centrale, Mirko Murgia di Confapi, Marco Mele di Cna, Maria Carmela Folchetti di Confartigianato, Totoni Sanna di Legacoop e Francesco Sanna di Confcooperative.
Fortissima la preoccupazione manifestata per la scadenza del 26 novembre del Piano casa. «Se il decreto legge 130 che contiene le nuove regole per l’edilizia, come probabile, non sarà approvato entro fine mese – spiegano – si creerà un vuoto normativo che bloccherà ulteriormente un settore già al collasso. Se da una parte, il dl 130 va nella giusta direzione di semplificare e dare regole stabili al settore, dall’altra è necessario evitare che il periodo di transizione penalizzi un comparto che negli ultimi sette anni di recessione ha perso in Sardegna 23mila addetti». I tempi biblici per il saldo dei pagamenti da parte dei committenti pubblici a corto di risorse stanno condannando a morte l’edilizia. «Nonostante gli annunci fatti nella primavera scorsa – denunciano – da allora nulla si è mosso in termini di pagamento dei debiti da parte degli Enti locali, il promesso allentamento del Patto di stabilità non c’è mai stato e le imprese continuano a non essere pagate. Anzi, quei 300 milioni di euro di crediti vantati a maggio scorso dalle imprese nei confronti della pubblica amministrazione sono aumentati. E il quadro non fa che peggiorare: prima dell’estate la Regione aveva promesso lo sblocco di 61 milioni di euro per il pagamento delle opere pubbliche realizzate. Nel frattempo la somma promessa si è ridotta a 31,5 milioni di euro da pagare forse entro metà novembre». (t.s.)
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