Parroci baroniesi in rivolta «Da Abbanoa solo salassi»
Chiese e case parrocchiali equiparate per i pagamenti a ospedali e caserme Don Paba: «Ho ricevuto 4 fatture per un importo complessivo di 3.810 euro»
POSADA. Chiese e case parrocchiali equiparate da Abbanoa ad ospedali e caserme nelle richieste di pagamento delle somme a titolo di deposito cauzione per gli allacci idrici. I parroci baroniesi così come i colleghi dell’intera Sardegna, si trovano alle prese con un esborso imprevisto che spesso supera le decine di migliaia di euro. Questo perché l’allaccio per la casa parrocchiale, la chiesa principale o un parco utilizzato magari solo per alcuni giorni per una sagra campestre, per il gestore idrico vale mille euro a botta da pagare in due rate, la prima in scadenza tra venti giorni e la seconda a maggio. «Ho ricevuto quattro fatture per un importo complessivo di 3810 euro – dice il parroco di Posada, don Stefano Paba –.Una delle utenze si riferisce al salone parrocchiale dove c’è l’oratorio, le altre sono per le chiese di San Giovanni e Sas Murtas e per il parco di San Michele. Un vero salasso che di fatto, ci svuoterebbe letteralmente il conto corrente privando la comunità di soldi destinati ad opere sociali e iniziative solidali». A nulla sono servite le interpellanze in merito fatte da alcuni consiglieri regionali, Abbanoa per il momento non torna indietro e conferma la volontà di far pagare gli utenti appoggiata in questo dall’assessore Paolo Maninchedda.
«Si tratta di soldi della comunità e dei parrocchiani – spiega Don Stefano – come si può assimilare una chiesa agli ospedali o a una caserma, i consumi idrici sono differenti. Pensi che a San Giovanni e Sas Murtas, usiamo l’acqua solo per lavare i pavimenti con consumi davvero esigui. All’oratorio ci sono due bagni mentre a San Michele, il comitato è all’opera solo una decina di giorni l’anno. Siamo davvero in difficoltà, non so se riusciremo a pagare». Di mettere mano al portafoglio si rifiuta anche don Salvatore Orunesu parroco di Siniscola. «Gli avvocati ci hanno consigliato di non pagare – spiega il presule – si tratta di un atto illegale, sono soldi sottratti alla nostra comunità che finiranno nel calderone di Abbanoa». Don Orunesu ha ricevuto per ora tre bollette da quasi mille euro, ma visto che a Siniscola la parrocchia conta una quindicina di contatori, il conto è presto fatto.
Due avvisi invece per don Giuseppe Zizi sacerdote a Torpè, uno per la chiesa di San’Antonio (pochi secchi d’acqua all’anno dice) e uno per la casa in cui abita che utilizza anche per pulire la parrocchia. Salasso anche a Budoni dove al danno si aggiunge la beffa. Don Giovanni Maria Chessa deve mettere nel conto anche la cauzione per la casa parrocchiale, peccato però che quell’edifico è demolito da anni con la ricostruzione bloccata da un contenzioso tra ufficio tutela e comune.
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