La Nuova Sardegna

Nuoro

Distrutto il capannone delle brioche

di Valeria Gianoglio

Alle 5 del mattino alla Fensek le fiamme partono da una cella di lievitazione. Uno dei titolari era nella stanza vicina

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NUORO. Prima l’odore insistente del gas, poi un botto fortissimo. E le fiamme in una frazione di secondo cominciano a divampare nel capannone della Fensek a Pratosardo. Sono le 5 di ieri mattina, la zona industriale di Nuoro sta appena cominciando a scrollarsi di dosso l’umido della notte, le sue strade ampie sono ancora deserte, se si esclude il passaggio di qualche piccolo furgone e alcuni reduci di un classico “spuntino” del sabato.

Il capannone della Fensek, la ditta che in diverse decine di anni di onorata attività ha sfornato brioche, panettoni, pane e prodotti da forno per tanti bar, grossi market, ristoranti di Nuoro e non solo, è avvolto ancora dal buio. E chi arriva dalla strada principale non direbbe che all’interno, invece, si è appena scatenato l’inferno. Per giungere allo stanzone vero e proprio, infatti, dopo aver varcato il cancello, si deve percorrere una stradina in salita. E in cima, dopo una curva, il disastro si tocca con mano.

Sono le 5.30 del mattino, l’autobotte dei vigili, illuminata dai fari e da alcune cellule fotoelettriche ha appena finito di spegnere le fiamme, ma il personale del comando provinciale di Funtana Buddia, giunto in forze, ha ancora tanto da fare. Poco prima, dopo che uno dei titolari dell’attività, Sandro Mulargiu, ha dato l’allarme, autobotte e idranti hanno dovuto faticare non poco per avere ragione delle fiamme. I vigili del fuoco non hanno alcun dubbio: tutto è nato da un maledetto corto circuito partito da uno dei macchinari che riempiono il capannone. La causa scatenante sembra che sia stato l’alimentatore della cella di lievitazione. O almeno tutti i segnali portano in quella direzione. Certo è che in pochi istanti, dalla cella dove stavano per essere infornati alcuni gustosi cornetti, le fiamme si propagano velocissime.

Quando Sandro Mulargiu, dopo avere avvertito lo scoppio, entra nel capannone, assiste a una scena da incubo. Lingue di fuoco che salgono fino al soffitto, fiamme che sfrigolano e si avvicinano a diversi macchinari della ditta, e una spessa coltre di fumo che comincia ad avvolgere, come una cappa pesantissima tutto lo stanzone.

Sandro Mulargiu lo capisce subito, ovviamente, che non c’è nemmeno un minuto da perdere. All’inizio afferra un estintore e tenta di placare le lingue di fuoco, ma lo sforzo è impari, per non parlare poi del fumo denso che comincia a riempire tutto lo spazio interno del capannone. Così, il contitolare della Fensek, seppur a malincuore, molla tutto ed esce a razzo dallo stanzone. Prende in mano il suo telefonino e lancia la sua richiesta di aiuto

I vigili del fuoco accorrono di lì a pochissimo e quando arrivano la situazione è già decisamente compromessa: le fiamme avevano viaggiato piuttosto veloci. Avevano raggiunto il soffitto, sfiorato alcuni macchinari, si stavano avvicinando a grandi passi verso il resto dello stanzone e divorando qualunque oggetto, arredo o suppellettile che incontravano sul loro cammino. Autobotte e idranti, tuttavia, riescono a bloccare il percorso del fuoco e a salvare la stragrande parte dei macchinari della ditta.

Quantificare i danni con esattezza, al momento è piuttosto difficile: sarà materia nei prossimi giorni di assicurazioni e perizie. Gli unici dati certi si vedono subito, tuttavia, anche senza essere esperti: soffitto da rifare, pareti completamente annerite, lucernaio esploso. Il locale, insomma, è inagibile. Il lavoro della Fensek, insomma, e dei suoi cinque dipendenti, da qui alle prossime settimane, si complicherà parecchio. Non appena il perito dell’assicurazione farà il suo sopralluogo per stimare i danni, i due titolari, Sandro Mulargiu e Ignazio Secchi, potranno mettersi in moto per rendere di nuovo agibile il capannone. La produzione dei panettoni di Natale, che riforniscono anche la grande distribuzione, è insomma a rischio.

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