Bitti, a lezione d’ambiente con il guru Steve Van Matre
Il teorico dell’Educazione alla Terra ha inaugurato ieri un progetto del Gal L’obiettivo è arricchire l’esperienza dei visitatori promuovendo il territorio
INVIATO A BITTI. Nonostante le 73 primavere, Steve Van Matre si muove agilmente, talvolta a passi di danza, un po’ come un anziano folletto, mentre svela al pubblico i segreti del suo approccio alla natura, frutto di anni di battaglie ecologiste condotte da attivista e poi da docente universitario. «Danza dell’esperienza» è appunto il titolo della lezione che Van Matre ha svolto ieri nella sede del Gal Nuorese Baronia, quale componente di spicco del gruppo impegnato nel “Piano di progettazione e interpretazione ambientale” che verrà realizzato da un raggruppamento di imprese “verdi”. Capofila del progetto è la cooperativa onlus Alternatura, affiancata dal consorzio Giona Nexus di Palermo e dall’associazione Inea di Latina. Quello di ieri è stato l’evento inaugurale, in forma di workshop aperto a persone di tutte le professioni, inserito in un programma più vasto e approfondito che si calerà pian piano nel territorio suggerendo idee e metodi per una fruizione non convenzionale, diciamo così, dei beni naturali e culturali, sia da parte degli abitanti di quel determinato territorio, sia dei visitatori. E si propone di farlo con un approccio olistico, come viene definito dagli organizzatori, utilizzando un termine di tendenza che aiuta però a illustrare quello che vuol essere uno sguardo globale e non settoriale sull’ambiente e i suoi abitanti.
Anche per Van Matre, comunque, il nodo del problema è attrarre visitatori in un territorio marginale rispetto ai consueti flussi turistici. L’ambientalista americano però ne ribalta la prospettiva: «Negli Stati Uniti si dice spesso che il visitatore è sovrano, ma credo sia più importante il luogo che lo ospita, ed è questo il messaggio che bisogna comunicare». E ancora: «Siamo talmente abituati a offrire i prodotti del nostro territorio che dimentichiamo come per il visitatore sia più interessante vedere i processi che hanno portato alla loro realizzazione».
Con un linguaggio evocativo, Van Matre illustra il suo pensiero in materia d’ambiente appunto come una danza, fatta di piccoli passi ciascuno con un obiettivo preciso. Sono quindici “step” per l’esattezza, anche se ieri ha potuto illustrarne solo alcuni, rimandando gli altri al prossimo workshop che si svolgerà ad aprile. Il primo è la missione, cioè la necessità di prefissarsi un obiettivo ben preciso per l’ambiente (naturale, culturale o sociale) che si intende valorizzare. A questo punto fondamentale sarà il messaggio che si intende lanciare: breve e sintetico ma capace di catturare l’attenzione con poche parole; ancora l’immagine, scegliendo un logo ben determinato e possibilmente non cambiandolo in corso d’opera. L’accoglienza, il benvenuto, ancora, per Van Matre è un passo obbligato: non si può accogliere il visitatore con una smorfia di disapprovazione, ma al contrario occorre fargli comprendere che la sua esperienza è unica, magari con un dono. Segue l’orientamento, cioè il tentativo di arricchire l’esperienza della visita con un pizzico di creatività, per esempio una “adventure map” della zona: «Sono rimasto stupito – ha detto il docente americano – dalle potenzialità di un sito magico come Su Tempiesu». Per fare ciò, comunque, è necessario avere guide culturalmente attrezzate e motivate, dice Van Matre. E magari pagate per tempo, sembra pensare tra il pubblico Peppino Goddi, presidente della coop che gestisce il sito di Orune tra un ritardo e l’altro nei pagamenti da parte della Regione.
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