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Acqua di nuovo potabile

Acqua di nuovo potabile

Sindia, il sindaco riceve una delegazione sul caso Abbanoa

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SINDIA. La notizia che i parametri dell’acqua erano rientrati nei limiti della norma è arrivata poco prima che il sindaco ricevesse una delegazione di cittadini che sollecitavano un incontro per parlare delle bollette con le quali Abbanoa chiede il deposito cauzionale che le associazioni dei consumatori considerano illegittimo, del fatto che in molti Comuni sono disponibili i moduli per i ricorsi contro le bollette irregolari mentre a Sindia non si trovano e, soprattutto, per avere notizie sull’acqua inquinata e su quella che è stata distribuita nei giorni dell’emergenza con le cisterne della Protezione civile. Il sindaco, Luigi Daga, ha incontrato la delegazione e ha spiegato come stanno le cose. La questione al centro delle rimostranze dei cittadini era, naturalmente, quella legata all’acqua di rete della quale nei giorni scorsi il sindaco ha vietato con un’ordinanza il consumo per bere, per la preparazione dei pasti e persino per gli usi igienici, come lavarsi il viso, le mani e fare la doccia. Il provvedimento è stato adottato dopo che il 20 novembre sono arrivati gli esiti degli esami eseguiti dal Servizio di igiene della Asl sui campioni prelevati il 17. Per avere l’esito di un esame di questo tipo devono passare quattro giorni in quanto è necessario fare una coltura batterica per poter individuare la presenza di colifecali e di tutto ciò che è finito nell’acqua di rete. I valori erano alle stelle. I colifecali, che sono il primo segnale che nell’acqua sono finite delle feci (in questo caso quelle degli animali al pascolo nella zona percorsa dalle falde che alimentano le sorgenti di Monte Codes), erano a 350 UFC per centilitro di liquido. Nelle acque potabili dovrebbero essere assenti, ma è tollerato fino a 5 unità. Identico valore per l’escherichia mentre gli enterococchi, che possono causare diverse infezioni, erano a 32 UFC. La situazione si è ora normalizzata, ma viene tenuta sotto osservazione. «Con casi critici come questo – ha detto il sindaco Daga – non bisogna aspettare quattro giorni per informare la gente. In caso di dubbio serve subito una segnalazione perché nel frattempo c’è chi l’acqua la beve». (t.g.t.)

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