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Poliambulatorio, acqua potabile

Poliambulatorio, acqua potabile

L’Arpas ha stabilito che i valori sono rientrati nella norma

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MACOMER. Dopo una settimana nella quale era rigorosamente vietato utilizzare l’acqua dei rubinetti del poliambulatorio di Macomer per bere e per lavarsi, venerdì è stata emessa una nuova ordinanza che revoca quella precede con la quale si vietava l’utilizzo dell’acqua. Ieri l’Arpas, l’agenzia regionale che ha compiti di monitoraggio e controllo ambientale, ha comunicato che tutti i valori sono rientrati nella norma. Sulla base delle analisi dell’Arpas, il Servizio di igiene degli alimenti della Asl ha chiesto al comune di revocare l’ordinanza, per cui la lunedì la situazione dovrebbe rientrare nella normalità. Per precauzione l’attività resterà invece interrotta nel centro dialisi, dove in considerazione della delicatezza del trattamento al quale vengono sottoposti i pazienti, si attendono gli esiti delle ulteriori analisi alle quali sta procedendo la Medical, una ditta specializzata che cura la manutenzione e il controllo degli impianti utilizzati per dializzare le persone affette da nefropatie. L’acqua erogata nel complesso del Distretto sanitario di Macomer nel quale operano il centro dialisi, un reparto di riabilitazione con degenti, il poliambulatorio, un laboratorio di analisi, un centro tumori e altri servizi, proviene dall’acquedotto “Campeda” ed è fornita da Abbanoa. Non si sa per quanto tempo sia stata utilizzata acqua proveniente da pozzi inquinati da una carica batterica superiore ai limiti consentiti. Dal momento in cui i campioni arrivano in laboratorio passano quattro giorni prima di sapere se l’acqua è idonea all’utilizzo. In questo caso non lo era neppure per lavarsi le mani. Dopo aver appreso la notizia, la direzione del Distretto ha fermato il centro dialisi. Per precauzione sono stati dimessi i pazienti della riabilitazione in grado di rientrare a casa e qualche servizi. Per il resto si è andati avanti con l’acqua in bottiglia, fatto che non è piaciuto a molti utenti preoccupati per la loro salute e per il rischio di infezioni. L’allarme fra gli utenti, ma anche fra il personale, è stato altissimo. Pare che degli utenti abbiano inoltrato un esposto alla Procura. (t.g.t.)

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