La Nuova Sardegna

Nuoro

Carcere, ora è finita anche la speranza

di Tito Giuseppe Tola
Carcere, ora è finita anche la speranza

La delusione mista a rabbia del deputato di Sel, Michele Piras: «La chiusura è una decisione idiota che scontenta tutti»

2 MINUTI DI LETTURA





MACOMER. Le speranze di salvare il carcere di Macomer sono definitivamente sfumate. Entro mercoledì, computer e documenti degli uffici verranno imballati e trasferiti. Subito dopo partiranno i detenuti. La notizia che il processo di dismissione del carcere è entrato in una fase definitiva e irreversibile ha colto tutti di sorpresa. E ora c’è anche la conferma ufficiale del sottosegretario alla Giustizia, Enrico Costa. I parlamentari che dal ministro della Giustizia avevano ricevuto ampie assicurazioni sul mantenimento della struttura, basate anche sul fatto che la decisione di chiudere era giustificata con motivazioni non veritiere, sono cascati dalle nuvole nell’apprendere che da martedì si inizierà a sbaraccare alla luce del sole e senza nessuna remora.

Il deputato di Sel Michele Piras ha chiamato il vice ministro Costa, il quale ha confermato che la decisione è definitiva per cui non c’è più nulla da fare. Nonostante la decisione del ministro di fermare l’attuazione del decreto di chiusura in attesa di approfondire l’effettiva situazione del carcere, negli ultimi mesi lo smantellamento della struttura è andato avanti in modo strisciante. L’istituto è stato lasciato senza risorse. Non c’erano neppure i soldi per sostituire le lampadine fulminate.

Michele Piras non nasconde lo stupore e il disappunto e parla di comportamento scorretto, bugie, prese in giro e scelte sbagliate. «Ho parlato per telefono col vice ministro Costa – dice il parlamentare – mi ha risposto che la decisione è definitiva e non c’è nulla da fare. Più ci penso e più mi ribolle il sangue. È veramente una decisione idiota che produce il risultato straordinario di scontentare tutti: associazioni, istituzioni locali, detenuti e operatori. È gravissimo il fatto che non si sia voluto tenere conto delle osservazioni e delle opinioni del territorio e delle sue rappresentanze. Dimostra la distanza del Governo dai problemi concreti».

Del problema si era occupata anche Maddalena Calia del Nuovo centro destra. «È una scelta gravissima – dice – e dispiace che lo Stato non abbia dato le risposte che il territorio sollecitava e si aspettava. Soffre l’indotto che faceva riferimento all’istituto, ma soffrono anche i detenuti che verranno trasferiti in strutture di grandi dimensioni dove molti problemi non trovano risposta. Chiederò chiarimenti anche attraverso i vertici del mio partito per sapere come mai si è arrivati a questo. C’era un impegno preciso che è stato disatteso. Mi aspetto una risposta e l’attendo».

Anche i sindacati non nascondono il disappunto per una decisione calata dall’alto che non tiene conto dei problemi del personale, ma anche della necessità di dare una dimensione umana alla pena».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative