Giudice di pace, ultima chance
L’Unione dei comuni del Marghine potrebbe accollarsi i costi dell’ufficio
MACOMER. È ancora possibile salvare l’ufficio del Giudice di pace di Macomer? Il sindaco, Antonio Succu, e il presidente dell’Unione dei comuni, Tore Ghisu, sono convinti che ci siano ancora i margini per mantenete il servizio se gli enti locali si faranno carico dei costi, a partire da quelli per il personale necessario per il suo funzionamento. Pongono però un problema, quello del patto di stabilità che i comuni rischiano di sforare aumentando le spese per il personale da impiegare negli uffici del giudice di pace. Il sindaco e il presidente dell’Unione dei comuni girano perciò la domanda al ministro della Giustizia, Andrea Orlando, al quale scrivono per sollecitare risposta al quesito già posto nello scorso mese di aprile con un’interpello che è caduto nel nulla. La lettera è stata inviata anche ai parlamentari della provincia di Nuoro Michele Piras, Roberto Capelli e Giuseppe Luigi Cucca. Con un decreto del Ministro emanato nel mese di novembre, l’ufficio del Giudice di pace di Macomer è stato inserito nell’elenco di quelli da sopprimere. Il sindaco di Macomer e il presidente dell’Unione dei comuni, che scrive a nome di tutti i sindaci del Marghine, chiedono di sapere «se le eventuali risorse finanziarie che gli enti locali dovessero impegnare per fare fronte al mantenimento degli uffici del Giudice di pace siano o meno rilevanti ai fini del patto di stabilità» e se «il gettito derivante dal radicamento delle controversie nanti il Giudice di pace possano essere introitate dagli enti locali quale parziale contributo alle spese di funzionamento degli uffici». La soluzione per coprire l’organico del servizio era stata trovata nell’utilizzo del personale della Provincia - ente destinato alla soppressione - che su base volontaria potrebbe essere applicato agli uffici del Giudice di pace in modo da garantirne il funzionamento. La Provincia si è detta disponibile ad accogliere la richiesta. Resta però il problema del patto di stabilità per il quale, al fine di evitare pericolose sorprese per gli enti, si chiede una risposta al Ministro. (t.g.t.)
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