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Imprese, il 72 per cento vuole meno tasse

Imprese, il 72 per cento vuole meno tasse

I risultati di un sondaggio dell’Apan Sardegna su 569 piccole e medie aziende. «Un grido di allarme»

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NUORO. La riforma del lavoro interessa loro ben poco. O quanto meno non la vedono come lo strumento principe per farle uscire dai fanghi della crisi. Né, del resto, come possibili soluzioni, indicano la lotta alla burocrazia snervante o le riforme istituzionali. La ricetta per il rilancio, per le piccole e medie imprese del Nuorese e del resto dell’isola, sta tutta in due termini: riforma fiscale. Lo suggeriva il buonsenso, ma da adesso lo rivela anche un sondaggio accurato fatto dall’Apan Sardegna e svolto attraverso centinaia di telefonate o sfruttando i potenti mezzi offerti da internet.

Il presidente dell’Apan Sardegna, Enrico Devoto, e il direttore Gianfranco Seddone, nelle scorse settimane hanno deciso infatti di sondare le aziende del territorio e delle altre province sarde, per capire di cos’è che avessero veramente bisogno per superare il momento di crisi economica. Il risultato finale, dopo tanto sondare, è piuttosto chiaro: il 72 per cento delle 563 imprese intervistate dall’Apan Sardegna, alla domanda “qual è la riforma giudicata più necessaria e urgente dal mondo produttivo delle piccole e medie aziende della Sardegna?”, ha risposto che era necessaria «una riforma fiscale volta all’abbassamento della pressione delle tasse su imprese e cittadini». Le aziende sarde, insomma, non hanno alcun dubbio: la chiave per uscire dalla crisi è avere meno tasse. Tutto il resto viene in secondo piano: lo dicono i dati del sondaggio dell’Apan. «Solo il 14 per cento – spiega il direttore Gianfranco Seddone – chiede la riforma del lavoro per favorire il rilancio occupazionale e la riforma della pubblica amministrazione. Il 9,60 per cento chiede meno burocrazia, mentre sono indicate come molto meno interessanti le riforme istituzionali come l’abolizione delle Province e le modifiche del Senato».

La richiesta principale che arriva dalle imprese sarde, dunque, riguarda gli interventi sul fisco. «In tanti – continua Seddone – puntano l’indice contro l’Irap, mentre serpeggia diffuso il pessimismo riguardo apprezzabili e tangibili risultati sulle riforme annunciate dal governo ma ancora lungi dall’essere concretizzate». Seddone, insomma, lo scandisce per bene, che quello lanciato dalle 563 piccole e medie imprese intervistate è «un vero grido di allarme da parte di aziende, in larga parte con più di 20 anni di vita». «Il 2014 – aggiunge Seddone – che inizialmente si sperava in una ripresa economica, chiude con un cuneo fiscale del 65,8 per cento – ovvero il peso di imposte, tasse e contributi sulle imprese – che è il più alto del mondo. La Francia, giusto per fare un esempio, ha il 64,7 per cento, la Cina ha il 63,7 per cento. Disaggregando il dato del 65,8 scaturisce il fatto che questa montagna è creata dai contributi. Una vera follia, un vero disastro economico che ha portato alla chiusura e ai fallimenti di migliaia di aziende, e a un numero stratosferico di disoccupati». (v.g.)

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