Via alla campagna antincendio
Ma nel piano regionale di previsione l’indice di rischio per Macomer è praticamente nullo
MACOMER. La campagna antincendio 2015 è partita con due settimane d’anticipo spiazzando un po’ tutti sui tempi di avvio degli interventi a tutela degli abitati e delle aree boschive. I comuni, che sul fronte del rischio sono i primi interessati a realizzare gli interventi di prevenzione e a mettere a punto la macchina che scenderà in campo quando si presenterà l’emergenza, hanno accelerato i tempi. Tra qualche giorno le misure prescritte dall’ordinanza regionale saranno pronte. Macomer ha già realizzato le fasce parafuoco e, come tutti gli anni, metterà in campo anche i volontari che saranno impiegati nell’attività di controllo, prevenzione, e vigilanza antincendio. L’impegno della compagnia barracellare e dell’associazione Mariano Falchi sarà prezioso, come tutti gli anni, per tutelare il patrimonio boschivo e impedire che gli incendi raggiungano l’area del monte con conseguenze che, se dovesse accadere, sarebbero disastrose. «Si poteva mettere in campo anche altro – dice l’assessore all’ambiente, Marco Gordini, – ma le due associazioni sono le uniche abilitate a intervenire. Alla Regione abbiamo chiesto un mezzo per potenziare l’attività della compagnia barracellare, che presto potrà mettere in campo altri uomini con un organico incrementato del cinquanta per cento». Il primo obiettivo è quello di proteggere il bosco del monte Sant’Antonio, più volte minacciato dagli incendi. Fasce parafuoco realizzate dai militari e volontari sono dunque gli strumenti che il comune mette in campo contro gli incendi per la campagna 2015. Il Quinto Reggimento Genio Guastatori ha realizzato con i potenti escavatori e le ruspe di cui dispone le fasce antincendio larghe una ventina di metri e oltre lungo buona parte del perimetro del monte, più di 13 chilometri. Considerata l’importanza del patrimonio boschivo e del valore ambientale della zona (in territorio di Macomer ricadono un’area Sic, quella di Campeda, e due zone di protezione speciale), dalla Regione ci aspettava qualche attenzione in più rispetto al passato. Con l’aggiornamento del “Piano regionale di previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi 2014-2016”, invece, non è cambiato nulla. Misurato su una scala da 1 a 4, l’indice di pericolosità è a livello 1, cioè molto basso, praticamente inesistente, e l’indice di rischio è a livello 2 (basso). Si tratta di parametri in base ai quali vengono dispiegati uomini e mezzi.
«A Macomer stiamo lavorando come se il rischio fosse molto alto – dice l’assessore Gordini –, stiamo facendo tutto ciò che serve per eliminare situazioni di pericolo e facciamo tutto con i soldi, i mezzi e le persone di cui disponiamo». La pericolosità è valutata in base agli indici di combustibilità, pendenza, esposizione, quota, rete stradale, abitati, densità punti d’insorgenza incendi e aree bruciate dell’ultimo quinquennio. Sul calcolo del rischio entrano invece in ballo pericolosità, vulnerabilità e il danno potenziale legato a un incendio. Stupisce che, oltre a Macomer, anche l’intera area del Marghine sia valutata a basso indice di pericolosità e rischio.
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