La Nuova Sardegna

Nuoro

La Cgil: «Case di riposo senza controlli»

di Valeria Gianoglio
La Cgil: «Case di riposo senza controlli»

Dopo la chiusura della Residenza Familia da parte della magistratura il sindacalista Ghisu chiede più vigilanza

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NUORO. Da un lato, precisa che se dall’inchiesta che in questi giorni ha portato alla chiusura temporanea, della casa di riposo di via Aosta, «dovessero essere individuate responsabilità dirette a carico di chiunque, non esiteremo un attimo a costituirci parte civile». Dall’altro, forte di una indagine scrupolosa che il suo sindacato ha condotto un anno e mezzo fa nelle strutture per anziani di tutta la provincia, precisa anche che il vero problema, tuttavia, è l’assenza quasi assoluta di controlli nelle stesse strutture. E che comunque, piuttosto che puntare sulla nascita di altre case di riposo gestite da privati, bisognerebbe creare finalmente una residenza sanitaria assistita, e finanziare in misura maggiore l’assistenza domiciliare per gli anziani.

Il segretario provinciale dello Spi-Cgil, Giuseppino Ghisu, insomma, ha le idee piuttosto chiare nel campo degli over 65 e delle loro esigenze. Del resto, è da diversi anni, ormai, che coordina nel Nuorese il sindacato che maggiormente li rappresenta, e da sempre, come sindacalista, è molto sensibile alle esigenze e ai problemi segnalati dalla fascia più grande della popolazione.

Sarà per questo che quando, nelle ultime settimane, ha letto dell’inchiesta che ha coinvolto la struttura per anziani di via Aosta, tanti pensieri e riflessioni gli sono passate nella mente. A cominciare dal fatto che quando, a suo tempo, aveva coordinato una indagine sulle strutture per anziani del Nuorese, la casa di riposo di via Aosta ancora non era stata aperta. Ma a prescindere dai casi singoli e dalle inchieste giudiziarie in corso, e parlando in generale delle strutture per anziani, Giuseppino Ghisu tiene a spiegare che purtroppo il loro proliferare spesso nasconde «un business che mette al centro le rette mensili da importi insostenibili, dato che si paga in media 1700 euro al mese, e non la persona, come dovrebbe essere in un paese evoluto».

Per questo, precisa il sindacalista, «occorre mettere freno a questo mercato del profitto che mercifica tutto e tutti. Oggi più che mai è necessario capire, conoscere e vigilare per garantire un minimo di vivibilità dignitosa nella sfortuna della malattia. Occorre intensificare le verifiche e non esitare, perché i cittadini, i lavoratori onesti, sono a fianco di chi, per far rispettare la dignità della persona, si assume l’onere ma anche l’onore di combattere certo malaffare». Lo Spi-Cgil, tuttavia, vuole anche «sollecitare le istituzioni che hanno titolarità al rilascio degli accreditamenti, non solo a mediare, come si sta facendo, ma anche a intensificare i controlli, e alla revoca, in caso di mancanza dei requisiti minimi delle autorizzazioni».

Ghisu precisa anche che «al primo posto delle nostre rivendicazioni conserviamo la forma domiciliare dell’assistenza. Questo pone al centro la persona con piena titolarità di diritti, alla quale vanno assicurati tutti i supporti utili e necessari a promuovere le sue capacità e le sue abilità. Solo quando, per motivi validi, la permanenza presso il proprio domicilio non è possibile si può ricorrere a forme residenziali. Su questo la politica è chiamata a predisporre adeguate misure che riconoscano e valorizzino la condizione delle persone anziane. Il progetto di riordino territoriale dei servizi socio sanitari assistenziali previsto dall'assessore alla Sanità della Regione, Luigi Arru, e dal commissario della nostra Asl, Mario Palermo, va nella giusta direzione».

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