La Nuova Sardegna

Nuoro

«Dovete dirci perché mamma è morta»

di Pier Luigi Piredda
«Dovete dirci perché mamma è morta»

L’appello dei figli di Nietta Seddone spirata dopo un incidente

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NUORO. «Vogliamo sapere perché mamma è morta. Dopo quel banale incidente, è successo di tutto: l’hanno operata sei volte, ha sofferto in maniera indicibile ed è spirata dopo aver lottato con tutte le sue forze». La parole di Pietro Cogoni sono un misto di dolore e rabbia, per la perdita di una donna forte, una mamma e moglie affettuosa che era il punto di riferimento di una famiglia unita. Nietta Seddone, 64 anni, nuorese, pensionata dell’Asl, sposata con Giovanni Cogoni, pensionato delle Poste, madre di due figli: Pietro che vive a Cagliari e Luisella a Nuoro, è morta a Cagliari l’8 luglio. Dopo sei interventi chirurgici che non sono serviti per salvarle la vita. Pietro è il figlio maggiore ed è l’unico a trovare la forza di parlare, a nome di tutta la famiglia, devastata da un dolore insopportabile.

La tragica vicenda di Nietta Seddone è cominciata il pomeriggio del 14 maggio quando sulla strada tra Orosei e Cala Liberotto ha avuto un banale incidente stradale. Sembrava che a subire danni fossero state solo le auto, ma quando era arrivata l’ambulanza la donna aveva avuto un improvviso crollo. Era stata immediatamente accompagnata all’ospedale San Francesco di Nuoro dove le era stata diagnosticata un’emorragia addominale e quindi trasferita in sala operatoria per essere sottoposta a intervento chirurgico.

«Ci hanno subito detto che l’operazione non era stata troppo complicata» hanno spiegato i familiari. E infatti l’indomani Nietta Seddone era tornata in reparto Chirurgia. Ma la sera aveva cominciato a lamentare dolori all’addome, che con il passare dei giorni erano diventati lancinanti. «Si lamentava – hanno continuato i parenti della donna –, ma ci dicevano che rientrava nel decorso post operatorio. Ma lei non mangiava più e quel poco che mangiava lo vomitava. C’era qualcosa di strano, ma davanti alle nostre insistenze sull’approfondire la causa di tanto dolore ricevevamo le rassicurazioni dei medici. Fino a quando, il 25 maggio, 11 giorni dopo l’intervento – hanno aggiunto i Cogoni – Nietta è stata finalmente sottoposta a un esame approfondito, dal quale sarebbe stata accertata la presenza di un corpo estraneo nell’addome». Quel «sarebbe» è per i Cogoni una certezza visto che l’esito di quell’esame è già nelle mani del magistrato (il sostituto procuratore Giorgio Bocciarelli) della procura della Repubblica di Nuoro che ha aperto un’inchiesta dopo la morte della pensionata.

«Un corpo estraneo che non era altro che una garza, dimenticata dentro l’addome di Nietta durante il primo intervento – hanno continuato i parenti – ed estratta durante la seconda operazione cui era stata sottoposta il 27 maggio». Ma a quel punto il calvario della donna era appena cominciato, visto che quella garza aveva causato un’infezione intestinale che ha costretto i chirurgi dell’ospedale San Francesco di Nuoro a intervenire per la terza volta.

«Quando ci siamo resi conto che Nietta stava peggiorando – hanno sottolineato i familiari – abbiamo deciso di firmare la cartella clinica e trasferirla d’urgenza al Brotzu di Cagliari. Ma per trasportarla, in condizioni di salute sempre più precarie, siamo stati costretti a pagare un’ambulanza privata, visto che da parte dell’Asl non c’è stata alcuna collaborazione». A Cagliari, Nietta Seddone era stata immediatamente sottoposta a un altro intervento d’urgenza e poi a un altro ancora, ma ormai la situazione era compromessa e così la pensionata nuorese era spirata tra atroci sofferenze.

«Abbiamo subito presentato denuncia – ha spiegato Pietro Cogoni – perché volevamo che venisse fatta chiarezza. E anche adesso continuiamo a chiedere soltanto la verità sulle cause della morte di mia madre. Siamo sottoposti a pressioni di ogni tipo, qualcuno non vuole che andiamo avanti. Ma noi non ci fermiamo – ha concluso – lo dobbiamo a nostra mamma, una donna meravigliosa che ci ha amato e se n’è andata soffrendo Dopo un banale incidente, forse per la superficialità di chi avrebbe dovuto salvarla».

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