La Nuova Sardegna

Nuoro

Così «La Squadra» truccava i progetti

di Paolo Merlini
Così «La Squadra» truccava i progetti

I magistrati: la funzionaria provinciale era al servizio di Pinna

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NUORO. «Il progetto? Una schifezza». Parole di uno dei professionisti indagati nell’inchiesta Sindacopoli, l’ingegnere Ivan Peddio di Desulo. Nel 2010, appena laureato, l’aveva detto allo zio Salvatore Paolo Pinna, il dominus del giro di appalti per progettazioni, che lo aveva infilato nei lavori previsti per la strada Cossatzu-Tascusì, affidati pochi mesi dalla Provincia di Nuoro allo studio tecnico Chessa & Pinna. Anche il giovane professionista, benché fresco di studi e senza esperienza, si era accorto che il progetto era irrealizzabile, come ha riferito in seguito agli inquirenti. «Era fatto male. Un progetto esecutivo di una strada dove non c’erano neanche i raggi verticali. I gabbioni della sezione di scavo non ci stavano a fare nulla. Si erano dimenticati di mettere i pozzetti», aveva dichiarato Peddio, che di queste clamorose, a suo dire, carenze tecniche aveva informato lo zio. «Rispetta il progetto, fatti i cazzi tuoi», era stata la replica secca dell’ingegnere Pinna.

La frode. Ma che quel progetto fosse irrealizzabile lo aveva detto a chiare lettere la stessa impresa che si era aggiudicata l’appalto, la Pavan di Cagliari, prima di essere costretta ad abbandonare i lavori a pochi mesi dalla consegna. L’impresa, attraverso il suo rappresentante Severino Gnudi, aveva sollevato dubbi su un’affermazione cardine dei progettisti, secondo i quali l’elaborato era frutto dell’«esecuzione di accurati rilievi in loco e del posizionamento dei picchetti». In realtà la Pavan delle misurazioni con quei picchetti non aveva trovato traccia, e il suo tecnico si era reso conto da subito che il progetto non si poteva mettere in atto. Lo aveva segnalato al committente dei lavori, cioè la Provincia? Probabilmente sì, ma era incappato proprio nel funzionario che, secondo i giudici della procura della Repubblica di Oristano che conducono l’inchiesta, «non agisce per conto dell'amministrazione pubblica di cui è dipendente, nel superiore interesse (volto) alla reale sicurezza della strada dal rischio di frane, bensì per tutelare gli interessi degli appaltatori Pinna e Chessa». Si tratta di Maria Lucia Fraghì, geometra nuorese di 42 anni, anche lei indagata in questa branca della più vasta inchiesta Sindacopoli (i carabinieri l’hanno chiamata La Squadra) con l’accusa di frode nelle pubbliche forniture.

La ricompensa. Al punto che i giudici la ritengono una «complice del tutto consapevole, alla quale non solo vengono date direttive, che non vengono da lei in alcun modo discusse né contestate, ma che propone essa stessa soluzioni nell’ interesse comune», cioè dei progettisti Chessa e Pinna. In che modo veniva ricompensata? Secondo l’accusa, con il «sistema di retribuzioni escogitato dal Pinna nell'associazione per delinquere da lui promossa, organizzata e diretta», dove «ai tecnici dipendenti delle pubbliche amministrazioni viene infatti offerto sovente dall’associazione, quale compenso corruttivo, di far loro affidare in futuro, da parte di altri amministratori collusi, degli incarichi retribuiti come, ad esempio, quello di direttore dei lavori».

In cerca delle microspie. Lo testimonierebbero numerosi riscontri, compresa un’intercettazione ambientale compiuta proprio nell’ufficio di Fraghì, in Provincia. È l’11 settembre 2014, e i due sospettano la presenza di una microspia messa dagli inquirenti nella stanza. Cercano il trasmettitore prima di discutere del caso che li riguarda, cioè la strada Cossatzu-Tascusì, ma poi ritengono che l’ambiente sia “pulito” e vanno avanti a discutere. In realtà la microspia c’è, visto che da tempo i carabinieri riservano grande interesse alle loro frequentazioni. Agli atti dell’inchiesta ci sono decine di chiamate che travalicano il normale rapporto tra un funzionario dell’ente appaltante e il responsabile dei lavori appaltati, anche sulla carta risulta Francesco Chessa, socio di Pinna. Si scopre così che quest’ultimo ricorda a Maria Lucia Fraghì che se vuole un incarico di direzione dei lavori deve comportarsi in modo discreto.

La forestale, terzo incomodo. Ma se il progetto era irrealizzabile, come comportarsi? Abbiamo visto che i lavori erano stati sospesi nel 2010, appena dopo l’appalto. Per rendere attuabile un progetto virtuale, dunque, si ricorre al sistema della varianti, che in questo caso sono tentativi di adeguare le carte alla realtà dei luoghi. Chessa & Pinna ne propongono una prima, e poi una seconda nel 2013. Insomma, come sottolineano i magistrati, traggono ulteriori profitti dai loro stessi errori, perché ogni perizia di variante – avallata dalla Provincia – si paga come una prestazione in più. Il meccanismo si inceppa quando l’Ispettorato ripartimentale delle foreste, incaricato per legge di concedere il nulla osta sui rischi ambientali e in particolare sul pericolo di frane, chiede spiegazioni. E non ricevendole, decide di passare gli atti alla magistratura.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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