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L’imprenditore più ricco? È il Comune

L’imprenditore più ricco? È il Comune

Nelle casse dell’amministrazione ricavi per oltre un milione di euro da grotte e siti archeologici

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DALL’INVIATO A DORGALI. Ventisette hotel (la maggior parte a Cala Gonone: venti alberghi), 37 tra ristoranti, pizzerie e gastronomie, 17 agriturismi, 29 bed & breakfast, quattro affittacamere, un campeggio. È un’offerta ricca e variegata, quella del territorio di Dorgali, paese di quasi novemila abitanti. Il turismo occupa diverse centinaia di persone ed è probabilmente – con l’indotto legato all’edilizia e all’artigianato – la principale fonte di reddito dei dorgalesi. Non parrebbe, in realtà, a guardare le dichiarazioni dei redditi, che si attestano su una media di 12.543 euro lordi pro capite dichiarati nel 2014. Un dato tra i più bassi nell’isola (304esima posizione sui 377 comuni sardi), dove il reddito medio supera i 17mila euro, ma va ricordato che a Dorgali si registra una preponderanza di lavori autonomi e di imprese a gestione familiare e che il pubblico impiego è molto ridotto.

Tra le strutture turistico-ricettive elencate prima non compare la voce seconde case, un’economia sommersa che si svolge prevalentemente in nero (è evidente che il problema riguarda in modo indistinto tutta la Sardegna). Quanto pesa sul mercato delle vacanze, e quando inciderebbe in positivo se venisse alla luce? Molto, sicuramente, se consideriamo che nel sito di annunci Subito.it, il più utilizzato in Italia, in questi giorni di bassa stagione alla voce “case vacanza in affitto” compaiono ben 136 offerte di abitazioni. Centotrenta sono le offerte di privati e appena sei quelle proposte da “aziende” (il che fa presupporre che almeno queste ultime paghino le tasse).

Ma se la situazione è questa, chi è allora il maggior imprenditore turistico di Dorgali? Non è azzardato affermare che sia proprio l’amministrazione comunale, che incassa numerose royalty dalle tante bellezze del territorio. Quanto? Almeno un milione di euro secondo una stima approssimata. Un esempio per tutti: le Grotte del Bue Marino sino al 31 agosto sono state visitate da 53.361 persone (il biglietto costa 8 euro, la metà per i bambini). A fine stagione si staccheranno probabilmente 70mila biglietti, con un incremento di circa il 20% rispetto al 2014: l’incasso dovrebbe avvicinarsi a 500mila euro.

Crescono le presenze anche nelle Grotte di Ispingoli, altra voce delle entrate comunali insieme con i vari siti archeologici (Tiscali, Nuraghe Mannu, Serra Orrios e il museo archeologico a Dorgali), l’Acquario, il museo naturalistico del Centro di educazione ambientale, il museo etnografico S’Abba Frisca e il campeggio gestito da una società privata. (p.me.)

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