Oliena e Siniscola, guerra di campanile per “sa pompia”
I due paesi si contendono la primogenitura dell’agrume di provenienza remota attestata nel lontano Oriente
OLIENA. Tra le piccole controversie di campanile, una certamente particolarissima è quella disputata tra il paese del Corrasi e Siniscola circa la primogenitura della pompia, agrume di provenienza remota, attestata nel lontano Oriente, tra la Cina, il Vietnam, il Sud della Corea e la Cambogia.
«Ho appreso informazioni dettagliate quanto reali su questo frutto – racconta Costantino Puggioni, presidente del locale Comitato sulla biodiversità – noto come citrus monstruosa per il suo aspetto poco uniforme. In Giappone, ad esempio – spiega Puggioni – utilizzando la pompia, viene prodotto il tipico liquore “yuzukomachi”, confezionato un particolare vino e realizzati dolci, marmellate e perfino guarnite torte. Nella cucina coreana, invece, è d’uso creare una speciale confettura, che assomiglia a quella tradizionale conosciuta a Oliena e Siniscola».
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Per quanto riguarda la Sardegna, d’altra parte, si evidenzia come questa varietà di frutto sia presente in innumerevoli paesi, nei quali gli abitanti non hanno ereditato alcuna lavorazione, pertanto i prodotti dell’albero si disperdono, cadendo a terra.
Il toponimo Cedrino potrebbe addirittura suggerire la coltivazione privilegiata del cytrus lungo le sponde del fiume.
«È ricordo degli anziani – afferma ancora Costantino Puggioni – che l’esemplare della pompia fosse molto diffuso nel territorio, soprattutto in zone come Logheri. Fu, tuttavia, l’alluvione del 1951 – aggiunge il presidente del Comitato della biodiversità olianese – a cambiare profondamente il panorama geografico della località, portando via gli orti e le piante, ma lasciando alcune limitate testimonianze, come arbusti monumentali risalenti a oltre 120 anni fa, o quasi invisibili reminiscenze nascoste fra i rovi e la fitta vegetazione».
In particolare, questo strano frutto fungeva anche da valida alternativa al limone, al fine di attirare le api nelle arnie. Solo da qualche decennio, poi, la coltura ha ritrovato un particolare interesse con numerose piantumazioni.
Attraverso la lavorazione del frutto si è ripreso, inoltre, a creare il dolce, che in passato si era soliti offrire ai testimoni di nozze, come simbolo di notevole pregio.
«Nel nostro agriturismo Camisadu – attesta Costantino Puggioni, nella veste anche di titolare della struttura ricettiva – la pompia viene spesso proposta come valida alternativa alla sevada, adoperata per guarnire il gelato, del quale abbiamo depositato recentemente il marchio, o impiegata per dare colore e profumo ad uno gustosissimo digestivo».
«Per questo motivo – conclude il ristoratore olianese – non possiamo non essere grati ai nostri Gesuiti, i quali hanno avuto il merito di farci conoscere un frutto sì dall’aspetto brutto ma straordinariamente generoso».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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