«La Sardegna centrale rischia di morire»
Grido d’allarme del presidente della Confindustria Roberto Bornioli sulla proposta di riforma degli enti locali
NUORO. «Nessuno di occupa della Sardegna centrale». È questo il grido d’allarme lanciato da Roberto Bornioli, presidente della Confindustria nuorese, che venerdì prossimo ha organizzato un convegno per chiamare a raccolta tutti i rappresentanti del territorio per discutere della riforma degli enti locali.
«Questa riforma avrà conseguenze strategiche non soltanto a livello istituzionale ma anche sull’economia e sulle imprese. Dietro i dibattiti politici si nascondono infatti questioni concrete che avranno un impatto diretto sulla vita quotidiana dei cittadini e delle imprese». Dopo l’eliminazione delle province bisognerà infatti capire chi gestirà i servizi e a chi saranno affidate le funzioni che oggi svolgono questi enti, funzioni importanti in materia di ambiente, scuole, strade, lavoro, formazione e cultura. «Dalle autorizzazioni ambientali alla gestione dei musei al personale delle Province, la riforma lascia molti in sospeso e non chiarisce quale sarà il ruolo della Sardegna centrale nel quadro del sistema Sardegna», spiega Bornioli. Il timore del presidente della Confindustria nuorese è che a essere penalizzate saranno soprattutto le zone interne, «già colpite da una grave crisi demografica e che con la riforma rischiano di diventare la terra di nessuna». I numeri sembrano dargli ragione. «Si stima che entro il 2020 lo spopolamento porterà un calo del reddito delle famiglie del 15% e un ulteriore calo delle imprese, oggi per il 70% insediate sulle coste». A conti fatti, per Bornioli, questa riforma «comporterà un’ulteriore perdita di rappresentanza politica del Nuorese e dell’Ogliastra, già orfani delle Province. La Sardegna centrale sarà spezzettata in tante piccole Unioni di comuni, enti deboli che non avranno le competenze tecniche e la forza necessaria per rappresentare e governare un vasto territorio il cui futuro invece sarà sempre più legato alla capacità di fare sistema. Un ente come la città metropolitana avrà la possibilità di intercettare i fondi europei e le Unioni dei comuni? Avranno la stessa capacità progettuale e organizzativa? Il rischio è che tutte le risorse vengano dirottate su Cagliari, lasciando al resto della Sardegna solo le briciole». Quale soluzione allora? «Si può pensare all’istituzione della provincia tirrenica nell’ottica di un riequilibrio territoriale che eviti un eccessivo accentramento delle competenze e dei servizi verso le aree più forti. È ora che il nostro territorio avanzi le proprie rivendicazioni». (g.z.)
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