Seddone: «Una chiusura giusta»
Fine della Camera di commercio. Il direttore dell’Apan: «Ormai facevano gola solo i posti di potere»
NUORO. Non servono le riunioni di giunta camerale allargate, dice l’Apan, né tantomeno le mobilitazioni tardive, fatte, cioè, quando, per usare una metafora, i buoi sono ormai già scappati da tempo. Adesso tutto questo non serve più a niente, sostiene il direttore dell’Apan Sardegna, Gianfranco Seddone. E forse, aggiunge tra le righe, farle adesso suona anche un po’ fuori luogo.
La Camera di commercio di Nuoro è destinata a chiudere i battenti, ricorda Seddone intervenendo nel dibattito aperto da qualche tempo sulla vicenda, e «tutto viene fatto all’oscuro dei nostri politici regionali e nazionali, o forse non vengono avvisate le segreterie provinciali dei partiti e dei sindacati».
Né i partiti, né i sindacati si sono informati in tempo, dice dunque Seddone, né di conseguenza si sono mossi con tempestività per poter fermare il decreto del consiglio dei ministri che lo scorso 16 agosto, con la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale, ha stabilito la fine dell’ente nuorese. Partiti e sindacati, insomma, secondo Seddone si sono mossi troppo tardi.
«Dopo il decreto – spiega, infatti, il direttore dell’Apan – non servono le mobilitazioni per salvare qualsiasi ente, non servono le riunioni di giunta allargate, a nulla è servito l’emendamento sul riordino delle Camere di commercio presentato dal senatore Giuseppe Luigi Cucca che ha ottenuto solo uno slittamento della chiusura di pochi mesi. Il governo ha deciso che la Camera di commercio di Nuoro deve essere accorpata ad altra sede. Finisce l’era di una istituzione durata circa 90 anni».
Si chiude, insomma, ma il dato, a Gianfranco Seddone, tutto sommato non dispiace e ne spiega nel dettaglio anche il perché. Con la chiusura dell’ente nuorese, infatti, dice il direttore dell’Apan Sardegna, «finiscono le lotte tra le associazioni per un avere un ruolo in ambito del consiglio generale della Camera, composto da 23 membri, e della giunta camerale da sei consiglieri». La Camera di commercio, insomma, secondo Seddone, con il tempo aveva in parte snaturato il suo ruolo, né, aggiunge, si era mai raggiunto «un accordo perché venisse rappresentata da tutte le associazioni imprenditoriali presenti in città».
«Quello che faceva più gola – precisa Seddone – è il posto di potere da occupare nei svariati ambiti di consigli di amministrazione di spettanza dell’ente camerale, che giovano molto più dei compensi. La decisione del governo di eliminare la Camera di commercio è servita, tra l’altro, per lasciare la prefettura e la questura che è considerata la migliore in campo nazionale».
«La Camera di commercio – aggiunge in conclusione Seddone – che dichiara di avere un tesoretto di 10 milioni di euro, dovrebbe investire nel territorio supportando le aziende in difficoltà e nuove attività giovanili. Aiutare, inoltre, i Consorzi fidi locali che versano in difficoltà economiche per gli interventi sugli affidamenti concessi alle numerose aziende, da anni in difficoltà per l’infinita crisi economica».
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