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Tentato omicidio, Digogliu non parla

Tentato omicidio, Digogliu non parla

Orune, l’uomo è rinchiuso a Badu ’e Carros con l’accusa di aver sparato a un suo compaesano

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NUORO. Si è tenuto ieri mattina in carcere, davanti al gip del tribunale di Nuoro, Claudio Cozzella, l’interrogatorio di garanzia di Francesco Digogliu, l’orunese di 48 anno, accusato di tentato omicidio nei confronti di un compaesano, Lino Mastinu, rimasto illeso. L’indagato, alla presenza del suo difensore, l’avvocato Pasqualino Federici, si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Il legale ha presentato istanza al giudice perché gli concedesse i domiciliari (Digogliu è rinchiuso a Badu’e Carros dal pomeriggio di venerdì). Richiesta alla quale si è però opposta l’accusa che ha invece sollecitato la conferma del provvedimento restrittivo. Il gip Cozzella ha sciolto la riserva solo nel pomeriggio, dando ragione al pm. Alla difesa di Digogliu non resterà dunque che rivolgersi al tribunale della libertà.

I fatti contestati all’allevatore risalgono a una settimana fa. Era la sera di mercoledì scorso quando, stando alle indagini svolte dai carabinieri, Francecso Digogliu si trovava all'esterno di un bar in corso Repubblica, quando ha visto passare il suo "rivale" a bordo dell'auto. In preda all'ira gli avrebbe puntato contro l'arma, una pistola Beretta calibro 7,65 e avrebbe esploso un colpo che ha raggiunto la carrozzeria della vettura. Mastinu, accortosi di quanto era accaduto, ancora spaventato si era precipitato in caserma per sporgere denuncia.

Le indagini svolte nelle ore successive dai militari, avrebbero portato ad individuare il movente: il fatto sarebbe legato ai sospetti su un furto di maiali avvenuto l'estate scorsa nelle campagne del paese, proprio ai danni dell'allevatore arrestato. In base alla ricostruzione degli inquirenti, infatti, Francesco Digogliu si sarebbe convinto che l’’autore del furto era stato proprio Lino Mastinu.

Ma stando alla versione fornita dalla difesa, Digogliu, la mattina dell'attentato avrebbe subito un'aggressione fisica che avrebbe quindi portato all'esasperata reazione.

Sempre secondo il legale, l’uomo non avrebbe sparato per uccidere ma solo per intimorire il suo avversario (dal caricatore della pistola sequestrata mancava un solo colpo). Ora occorrerà attendere il processo per stabilire da quale parte stia la verità. (l.s.)

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