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Nuoro

I sindaci delle zone interne: “area vasta” per il Nuorese

di Francesco Pirisi
I sindaci delle zone interne: “area vasta” per il Nuorese

Gli amministratori concordi nella scelta dell’ente che sostituirà la Provincia Nel super-Comune la risposta più efficace per dare voce alle piccole comunità

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NUORO. Il super-Comune delle zone interne potrebbe essere la soluzione per dare risposte alle comunità del territorio, dalla Baronia al Nuorese sino alle Barbagie. La soluzione è tra le richieste dei sindaci alla Regione, che cerca con difficoltà di trovare la quadra alla legge di riforma degli enti locali, quella di un tempo ormai imminente segnato dal venir meno delle Province, recenti e storiche. I beni informati sostengono che la cosa è fatta. L’ente sovra-comunale sarebbe già tra gli articoli del disegno di legge da portare in Consiglio regionale, così da dare il via alla riorganizzazione istituzionale dell’isola. L’ufficialità è questione di breve tempo. La Regione ha infatti già superato la scadenza del 30 novembre imposta dal governo, pena l’obbligo di farsi carico di oltre 50 milioni di fondi per far fronte ai servizi delle Province.

Sindaci e Consigli comunali tuttavia non abbassano la guardia. Lo hanno fatto capire nei recenti incontri di Nuoro e Abbasanta. Incontri dove è stato messo sotto processo il testo approvato dalla giunta e poi dalla commissione Riforme ed Autonomia, seppur con molte disparità di vedute e alla fine un solo voto di differenza. La contestazione è sulla debolezza dell’architettura istituzionale pensata per le aree interne, con la concentrazione di prerogative e quindi di risorse nella città metropolitana di Cagliari.

Ruolo, quest’ultimo, che non si contesta, e a ancor meno lo si vuole fare nel futuro se nel frattempo va a buon fine il riequilibrio: «Nonostante il recupero sia in extremis penso che ormai la cosa sia fatta», spiega il sindaco di Ollolai, Efisio Arbau, che ha seguito l’evolversi delle bozze di riforma anche come componente dell’assemblea di via Roma, prima di cedere il seggio per via della sostituzione stabilita dai tribunali amministrativi. Per poi aggiungere: «Da quanto so il cambio andrà in porto non appena risolto il nodo dell’individuazione di un’area metropolitana anche per Sassari». Da sindaco a tempo pieno ha condiviso ancor di meno la filosofia delle bozze dell’esecutivo regionale, a cui dà il sostegno con il proprio partito La Base. «Perché si è pensato a tante cose fuorché prevedere gli strumenti affinché i piccoli comuni possono operare e programmare su scala territoriale. Opportunità non data dalle unioni dei Comuni, nate senza una specifica legittimità a rappresentare il territorio».

Punto su cui insiste Giovanni Porcu, primo cittadino a Irgoli e per alcuni anni amministratore in Provincia: «Non possiamo prescindere da un’organizzazione delle aree interne, così che possano essere destinatarie dei programmi e delle risorse dell’Unione Europea». L’esponente sardista cerca e trova proprio nelle norme della federazione del Vecchio continente la base del suo ragionamento: «La Carta europea dà ai comuni il diritto di crearsi la migliore organizzazione. Cosa che la riforma degli enti locali avrebbe dovuto prevedere, mentre oggi emerge la carenza di un’idea di nazione, della specificità e cultura di cui è caratterizzata».

Stessi pensieri e richieste dai paesi che fanno da corona al Supramonte. Dionigi Deledda, sindaco di Orgosolo, vede nella riforma gli stessi mali che hanno segnato sinora il trattamento di Stato e Regione nei confronti delle comunità dell’interno. «Le nostre comunità si spopolano per assenza di prospettive e in barba a tutto questo si pensa di definire una norma che accentra ruoli e annesse finanze nelle due città più importanti, che tra l’altro già vivono una condizione favorevole». Tanto il timore che le cose possano peggiorare, almeno finché la parziale retromarcia di Pigliaru ed Erriu non sarà cosa fatta.

Martino Salis, dal giugno scorso alla guida del Comune di Oliena, lancia un ulteriore monito: «L’area vasta, con le competenze a essa annesse è la scelta della salvezza. Altrimenti la forbice si allarga e il divario cresce».

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