Vent’anni di alta moda made in Barbagia
Il direttore dell’Imi Giuseppe Pinu: «In questo mestiere non si corre». Gli allievi arrivano da tutte le parti dell’isola
NUORO. Blender, foglio di acetato, sfumature qua e là, promarker e tria marker. Le allieve sono tutte impegnate a disegnare il modello, a scegliere i colori pensando già ai tessuti, alle finiture. Passo dopo passo, sequenza dopo sequenza, senza alcuna fretta. «In questo mestiere non si corre» spiega subito Giuseppe Pinu. Lui, il direttore di questa scuola fondata venti anni fa a Nuoro, all’ombra dell’Ortobene, lontano dalla brezza marina, lontanissima dalla Milano da bere. Eppure totalmente immersa nel mondo del fashion design, come se le passerelle di Milano fossero a due metri due dai calcari della Barbagia. È l’Istituto Moda Immagine, il mood della moda in Sardegna, la scuola nuorese, unica nell’isola, dei professionisti della moda. Un appartamento luminosissimo al secondo piano del numero 137 di via Lamarmora. È qui, in questa sede, che l’Imi è nato tra agosto e settembre 1995.
È sempre qui, ieri come oggi, che si ritrovano gli allievi, una trentina di nuovi iscritti ogni anno, età compresa tra i 18 e i 30, 35 anni, diplomati ma anche laureati (persino in Scienze politiche), quasi tutte donne, con una piccola percentuale di maschi resistenti. Di Nuoro e provincia, spesso, ma anche di Alghero, Arzana, Benetutti, Oristano, Cagliari. Due i percorsi formativi principali proposti dalla scuola, due o tre anni di lezioni in programma: stilista di moda e sartoria di alta moda.
«Il sarto fa quello che chiede il cliente. Lo stilista, invece, crea, disegna, fa il cartamodello, taglia e cuce su stoffa e attira e conquista il cliente» sottolinea Giuseppe, classe 1973, figlio d’arte, come pure il fratello Nicolò, di un anno più grande, che tiene in piedi la Sartoria Pinu, in via Ballero, aperta nel 1954 dal loro padre Aurelio, ex emigrato in Francia, nei laboratori di Cambrai. Una lunga storia di famiglia, di anni e anni di lavoro e passione, di tradizione e innovazione, di studio e pratica costante. Sempre senza alcuna fretta, come vuole l’antico detto «non ti fidare mai di un sarto veloce» che Giuseppe Pinu ripete davanti alle allieve. Davanti anche alla moglie, Lucia Cherchi, ex allieva della scuola di via Lamarmora, ora insegnante di Fashion design. Una delle materie dei corsi di studio, comprese modellistica sartoriale, anatomia, costruzione dei cartamodelli, camiceria, confezione sartoriale e industriale, moda femminile, bambino, uomo, collezioni, cerimonia, intimo... insomma: tutto. Tutto quanto viaggia sul treno della creatività lungo i binari della vecchia tradizione sartoriale e della modernità.
«La nostra è una scuola molto moderna – conferma il direttore dell’Imi –, ma basata su concezioni molto vecchie». E chiarisce: «L’alta moda paga chi cuce a mano». Tant’è vero che gli strumenti digitali sono ammessi, sì, ma soltanto dopo aver acquisito dimestichezza con i pennarelli e i pantone, con l’ago e le forbici. I software sono tutti della Lectra, azienda francese che è una garanzia nel mondo della moda internazionale. «Qui formiamo professionisti – aggiunge Giuseppe Pinu –, i corsi portano all’autonomia totale dell’allievo». Così chi esce dall’Imi entra nel mondo della moda da protagonista, può iscriversi direttamente alla Camera di commercio e aprire un atelier proprio oppure fare esperienza per conto terzi, a Milano magari, per i grandi marchi della moda made in Italy.
È a Milano che l’Istituto Moda Immagine di Nuoro è legato a doppio filo. Intanto perché a Milano Giuseppe Pinu ha frequentato Fernando Burgo in persona, Ambrogino d’Oro 2014, editore e fondatore nel 1961 della primissima scuola di moda del capoluogo lombardo, poi chiamata Istituto di Moda Burgo. Ora il marchio ha sessanta sedi sparse in tutto il mondo e i suoi metodi didattici sono ormai universali, con testi di prima mano continuamente aggiornati, al passo con i tempi.
«Anche per noi dell’Imi, Burgo è stato fin da subito un punto di riferimento» racconta Pinu, che pure ha mantenuto autonoma la scuola nuorese. Una sinergia che va avanti, «così possiamo assicurare continuità con il mondo del lavoro» spiega ancora il figlio di Aurelio ex allievo di Fernando Burgo. «Gli esami finali li facciamo da lui a Milano» dice. Un percorso che porta all’attestato di qualifica professionale, accreditato con la Regione Lombardia. E a Milano, l’Istituto barbaricino di via Lamarmora porta ogni estate i suoi allievi, ognuno con le proprie creazioni, alla sfilata delle scuole italiane. Nuoro è l’unica sarda.
Una scuola che non ha mai preso un euro di finanziamenti pubblici: «Mai chiesto soldi a nessuno» è l’orgoglio di Giuseppe Pinu. Qui anche i viaggi sono autofinanziati.
Una sfida nella sfida alle leggi del mercato. Con tanti concorrenti, magari usciti dall’Istituto Moda Immagine di Nuoro... «No, formando nuovi professionisti del settore – risponde il direttore della scuola – non creo concorrenza, anzi: a tutti loro dico createvi negozi, botteghe, anche uno di fianco all’altro; così creo confronto, quel confronto necessario per trasmettere la cultura della moda sartoriale». Perché una cosa è indossare un cappotto, tutt’altra cosa è indossare un cappotto di cashmere su misura: cade meglio, di certo, e spesso è per la vita, non soltanto per l’inverno.
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