Dorgali, il canto a tenore unisce i gruppi Norìolo e Sant’Elene
Per la prima volta esce un lavoro discografico realizzato insieme dalle due formazioni del paese I testi delle canzoni sono stati scritti da diversi poeti. Lo studioso Deplano: «Un cd davvero unico»
DORGALI. Nasce il primo cd comune a due formazioni di cantori dorgalesi: Norìolo e Sant’Elène. Un lavoro che, come spiega l’esperto e studioso Andrea Deplano, afferma la volontà di gettare ponti tra cantori anziché scavare solchi di gelosia, come nel migliore spirito della Dorgali che riesce nella cooperazione a mettere insieme ragazzi poco più che quindicenni e adulti di cinquanta e sessanta anni in un canto senza età. La prima formazione, seppure con tanti cambiamenti dall’atto della sua lontana costituzione, è avvezza a cantare per realizzare dischi.
La seconda, Sant’Elène, è costituita da un gruppo di ragazzi e una voce solista rientrata a Dorgali a seguito di numerosi anni di emigrazione sulla penisola. Il disco prende il nome dalla piccola chiesa campestre di S’Ena dove sono state effettuate le registrazioni dei brani.
«L’intento – spiega Deplano – è consentire alle nuove generazioni di cantori dorgalesi di misurarsi nell’arte del canto e esporsi alla verifica nell’apprezzamento dei propri concittadini e di tutti coloro che avranno modo di ascoltare questo volume».
I testi poetici sono di cantori di Dorgali ma anche di altrove e non sono scelti per i temi affrontati. Tra i dorgalesi si hanno nomi di grandi poeti come “don” Giovanni Mulas e Ignazio Serra, tra i poeti contemporanei si ha un testo del più grande poeta dei nostri giorni, Pietro Sotgia, ma questo cd resterà nella storia del canto polivocale sardo in quanto, per la prima volta si sceglie di cantare la poesia di una donna vivente, dorgalese anch’essa, Angelina Sotgia.
«Le poesie – aggiunge lo studioso dorgalese – sono varie e di temi assai diversi: a seconda del gusto dei cantori solisti. È il canto per la cantàta. Solamente in Deus ti sarvet Maria del tenore Norìolo c’è la ricerca di cantare sul modello dei Gotzos di Tzeleste tesoro come eseguiti nell’incisione del 1929: il testo della preghiera, tra le più note, è costruito su lunghezze metriche differenti e tuttavia, sul piano musicale, il tenore non perde né zoppica. L’ultimo brano di questa raccolta costituisce una sorpresa per coloro che conoscono le lettere di Peppino Mereu a Nanni Sulis e sono abituati alle esecuzioni di quei versi quinari. Nel canto a tenore dorgalese questa estensione metrica non era mai stata eseguita, eppure il tenore Sant’Elène riesce a cantare ottimamente i versi di una delle poesie più conosciute. Si apre un sentiero nuovo, lungi dall’imitare modelli stranieri o paesani».
Con il tenore Norìolo ricopre il ruolo di solista un giovanissimo (Damiano Grispu) che può rappresentare la speranza per il futuro dei cantori solisti dorgalesi. Bovore Boe sembra aver trattenuto per lungo tempo la voglia di cantare. La sua voce sgorga naturale e melodiosa nella parte del solista rodato nel canto e offre testimonianza di notevole abilità. A parte l’esperienza illimitata di Francesco Carta, le parti vocali di entrambe le formazioni sono ormai mature e piacevoli all’ascolto.
«Chi volesse cercare similitudini con la forma canora del 1929, come anche dell’espressione dorgalese di cantare in uso fra il 1967 ed il 2000, resterà sorpreso: la tradizione è in cammino e, le fioriture della mesu ‘oche, le perentorie desinenze sonore della contra, le articolazioni del bassu, somigliano e si distinguono, s’avvicinano e si distanziano nel paragone con altre esecuzioni per lasciare impronte nuove come segno indelebile di un tempo in cui gli estimatori confermano la loro passione per un linguaggio arcaico riletto dai solchi noti della tradizione per confermare antico e moderno di un patrimonio vecchio come la pietra».
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