La Nuova Sardegna

Nuoro

Orgosolo, ora è allarme spopolamento

Mattia Sanna
Una foto simbolo di Orgosolo
Una foto simbolo di Orgosolo

Nel 2015 un saldo negativo di ben 31 unità tra nascite e morti, mentre sono emigrate 49 persone. Disoccupazione e assenza di prospettive e servizi rappresentano un’emergenza

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ORGOSOLO. È allarme spopolamento.Il saldo negativo del numero degli abitanti conferma e aggrava una tendenza, già evidente negli anni passati, andando a erodere ulteriormente i numeri di una popolazione in progressivo invecchiamento. Nell’anno appena concluso, a fronte di 37 nati si registrano ben 68 decessi.

Quarantaquattro emigrati, d’altra parte, sono l’immagine di una realtà che vive in una situazione particolarmente difficile. La disoccupazione rappresenta un’emergenza, l’assenza di servizi e prospettive contribuisce a indebolire una condizione purtroppo diffusa. E se quasi cinquanta persone vanno via, solamente 26 decidono di fare rientro o di stabilirsi nel centro barbaricino. Complessivamente dunque nel 2015 il centro barbaricino perde 49 abitanti.

I numeri e le cifre appena citate descrivono un fenomeno, che desta preoccupazione. E manifestano la necessità di intervenire con evidente priorità. Il crollo delle nascite, una comunità che invecchia progressivamente, i giovani che decidono di andar via, di lavorare nella penisola o all’estero, sono tutte facce di una stessa medaglia, la quale non può non destare allarme e preoccupazione. Sentimenti e stati d’animo, che emergono ancora una volta se si guardano le rilevazioni sociali. Gli uffici del comune registrano, giorno dopo giorno, un costante aumento delle richieste di intervento. Sono davvero in tanti, infatti, coloro che non riescono a sbarcare il lunario, perché manca un impiego sul quale poter contare o perché i soldi a disposizione sono sempre troppo pochi per riuscire a far fronte alle spese.

Servono, dunque, investimenti sul territorio, in grado di produrre risultati, di realizzare un concreto sviluppo, valorizzando la dimensione turistica e ambientale, rafforzando la forza di un territorio straordinariamente ricco. Investimenti significano, allora, risorse da trasformare in posti di lavoro, da finalizzare alle famiglie, servizi, da riconoscere alla cittadinanza, prestazioni efficienti, che segnalino la presenza dello Stato e delle istituzioni in un entroterra spesso dimenticato. Dove anche i cantieri forestali vengono dismessi o quasi, l’industria si è rivelata il debole sogno di un periodo breve della storia isolana, le opere pubbliche strategiche sono ferme da anni.

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