Olzai vuole risentire le sue campane
Mute da tre anni dopo una petizione per inquinamento acustico. Ester Satta: la curia deve risolvere il problema
OLZAI. Le campane di Olzai sono mute da troppo tempo. Sono passati due anni da quando con una petizione popolare, inviata al sindaco, al prete e al vescovo della diocesi, un gruppo di 120 firmatari denunciava “l’inquinamento acustico” dovuto ai rintocchi delle campane della chiesa di san Giovanni Battista. Lamentavano il fatto che con i lavori di restauro eseguiti nel 2010 nell’edificio religioso, era stata effettuata anche la manutenzione all’impianto di elettrificazione delle campane e dell’orologio.
Lavori che avevano comportato una sensibile modifica degli elettrobattenti e percussori, con un considerevole incremento dell’intensità dei rintocchi e della loro durata, oltre a una programmazione di nuove melodie liturgiche che irrompevano insopportabilmente alle 6,30 del mattino e si prolungano sino alle 21. Il livello del rumore delle campane per i residenti risultava esageratamente elevato tanto da condizionare quotidianamente, e oltre ogni limite di tollerabilità, le occupazioni, il riposo, le conversazioni dirette o telefoniche. Da allora fino ad oggi, per far placare gli animi, si era deciso di “silenziarle” anche se i promotori della petizione, in realtà, avevano chiesto solo che ne venisse regolato il suono. Dopo due anni però di quei rintocchi, che scandivano la vita e la storia della comunità di Olzai si sente la mancanza, tanto che il sindaco Ester Satta, dopo vari tentativi ha deciso di scrivere una lettera aperta al vescovo Mosè Marcia che, in un primo momento, si era reso disponibile a risolvere la situazione.
«Mi trovo ancora una volta costretta a rivolgermi a Lei – si legge nella missiva del primo cittadino al prelato che, ad un certo punto avrebbe deciso di non rispondere più – stavolta pubblicamente tramite la stampa, per sollecitare il suo intervento e trovare finalmente una soluzione alla questione campane. Sono già trascorsi più di due anni e ancora ad Olzai non si sente il suono delle campane. Qualcuno potrebbe anche sorridere e pensare che un’amministrazione comunale dovrebbe occuparsi di cose ben più importanti. Eppure il problema campane è stato una delle priorità da affrontare. La decisione di spegnerle, come Lei sa meglio di noi, non ha certo messo fine al problema, ma anzi ha creato attrito nella popolazione. Ne sono seguiti malumori, denunce, scritte anonime e una situazione di contrasto alla quale si deve porre fine. Come amministrazione – aggiunge Ester Satta – abbiamo sentito, sin dal principio, la grande responsabilità e soprattutto il dovere di adoperarci per riportare la serenità, la fiducia e l’armonia nella nostra comunità».
«Lei, monsignore – sottolinea il primo cittadino – sa bene che il problema poteva trovare immediata soluzione già due anni fa con un tempestivo intervento da parte sua che invece è mancato, lasciando una comunità in balia a se stessa. È opportuno, quindi, ricordarLe che la questione campane non è “un nostro problema”, come Lei ha sostenuto durante l’incontro avuto in seminario con la giunta». «In realtà – denuncia il sindaco – il problema è anche suo, anzi soprattutto suo, non solo perché le campane della chiesa sono di competenza della curia, ma per il ruolo di cui è investito e la responsabilità che Lei ha nei confronti di tutte le comunità della diocesi e quindi anche di Olzai. Per questo ci siamo rivolti a Lei certi di poter contare sull’autorizzazione». Il sindaco, infatti, qualche giorno essersi insediato aveva contattato il vescovo per poter trovare una soluzione al “caso campane” che aveva creato non pochi malumori all’interno della comunità. Ne era scaturito un incontro positivo che faceva ipotizzare un’immediata risoluzione del problema. «Abbiamo creduto alle sue parole – si legge ancora nella lunga lettera – perché le parole hanno un peso, un valore, salvo poi constatare amaramente che Lei non ha tenuto fede alla parola data e di fatto ci è stato impedito l’accesso al campanile. Noi ribadiamo la volontà di questa amministrazione a provvedere alla sistemazione e alla rimessa in funzione delle campane con l’intero onere a carico del Comune. Come Lei sa – prosegue la lettera – è stata contattata una ditta specializzata che ha garantito l’intervento di ripristino in tempi brevi. Le chiedo, quindi, ancora una volta l’autorizzazione all’accesso nel campanile per un giorno certo, stabilito preventivamente, senza correre il rischio che anche ai tecnici che giungono appositamente per l’intervento nella nostra parrocchia venga di fatto impedito di effettuare il sopralluogo. Avrei voluto che tra istituzioni civili e religiose ci fosse un dialogo e un confronto orientato al bene della comunità; mi spiace, invece, il tono duro di questa missiva. Trovare le soluzioni e dare risposte ai nostri concittadini – conclude – è un nostro preciso dovere: ce lo impone il ruolo di amministratori responsabili, di cittadini impegnati e, mi permetta monsignore, di veri cristiani.
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